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Bibliotheca historiae et mysteriorum

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EX ARCANIS SAPIENTIA

Fondatore e curatore Domenico Chiaravalloti

STORIA E SAGGIO

1 ANUNNAKI – Il film che doveva riscrivere la storia e poi scomparve

Jon Gress, Zecharia Sitchin e il mistero di una produzione annunciata, interrotta e trasformata in leggenda

di Domenico Chiaravalloti ·
Locandina del progetto cinematografico 1 Anunnaki con una nave spaziale sopra la Terra
Locandina promozionale diffusa per il progetto cinematografico “1 Anunnaki”, scritto e diretto da Jon Gress.

Il misterioso progetto cinematografico 1 Anunnaki di Jon Gress, annunciato negli anni Duemila e mai distribuito, è diventato nel tempo un vero “film fantasma”. Il suo contenuto, ispirato alle teorie di Zecharia Sitchin sugli Anunnaki e sulle origini dell’uomo, alimentò grande curiosità e successive ipotesi di censura. Non esistono prove che il film sia stato deliberatamente bloccato da una “mano invisibile”, ma il silenzio dello stesso Gress e la scarsità di materiale disponibile hanno contribuito al mistero. La vicenda porta quindi a una riflessione più ampia: chi decide quali idee possono raggiungere il grande pubblico e quali invece restano ai margini? Il vero tema diventa così non soltanto quello degli Anunnaki, ma il rapporto tra conoscenza, potere, informazione e libertà di pensiero, fino alla metafora della “Matrix”: una realtà nella quale il controllo potrebbe non consistere nel vietare le domande, ma nel decidere quali domande vengono considerate degne di essere poste.

Esistono film dimenticati. Esistono film censurati, pellicole perdute, produzioni interrotte e opere rimaste per decenni negli archivi delle case cinematografiche. Poi esiste 1 Anunnaki. La sua storia appartiene a una categoria molto più singolare: quella di un film annunciato pubblicamente, discusso in rete, progettato come primo capitolo di una trilogia, dichiarato in lavorazione dal suo stesso autore e successivamente inghiottito da un silenzio che, con il trascorrere degli anni, avrebbe alimentato una domanda inevitabile: che cosa accadde realmente al film di Jon Gress? La risposta più semplice è quella che accompagna migliaia di produzioni indipendenti: problemi finanziari, difficoltà produttive, ambizioni superiori ai mezzi disponibili. Ma esiste anche un'altra interpretazione. Secondo una corrente sviluppatasi soprattutto negli ambienti interessati all'ufologia, agli antichi astronauti e all'archeologia alternativa, 1 Anunnaki sarebbe diventato un progetto troppo scomodo, perché avrebbe trasformato in immagini cinematografiche una teoria capace di mettere radicalmente in discussione il racconto tradizionale delle origini dell'uomo. Non esistono prove che dimostrino l'esistenza di una censura organizzata. Esistono, però, alcune circostanze che hanno permesso a questa ipotesi di sopravvivere per oltre vent'anni. E una di esse proviene proprio dalle parole di Jon Gress. L'inizio: 2005-2006 Intorno al 2005, il filmmaker statunitense Jon Gress, professionista legato soprattutto agli effetti visivi e alla produzione digitale, iniziò a promuovere un progetto estremamente ambizioso. Il titolo era: 1 Anunnaki. Non avrebbe dovuto essere un semplice documentario. Gress voleva realizzare un vero film di fantascienza, destinato a essere il primo episodio di una trilogia cinematografica. Il progetto prendeva spunto soprattutto dall'universo reso celebre dallo scrittore Zecharia Sitchin (1920-2010), autore a partire dal 1976 della serie The Earth Chronicles. Secondo l'interpretazione proposta da Sitchin, alcuni racconti e divinità della Mesopotamia conserverebbero il ricordo dell'intervento sulla Terra di esseri extraterrestri: gli Anunnaki. È importante precisare che questa interpretazione delle fonti mesopotamiche non è accettata dall'assiriologia accademica. Ma proprio la sua natura controversa contribuì enormemente alla fortuna popolare della teoria. Gress rimase profondamente affascinato dall'argomento. Molti anni dopo avrebbe raccontato di avere conosciuto personalmente Sitchin e di avere avuto con lui uno scambio di corrispondenza. Ma la sua ricerca, secondo quanto dichiarò, non si limitò a Sitchin. Gress affermò di avere dedicato circa otto anni allo studio necessario per il progetto, consultando anche testi e lavori di studiosi come Samuel Noah Kramer, Leonard William King, Harriet Crawford e Wilfred G. Lambert, oltre a effettuare ricerche presso l'Oriental Institute dell'Università di Chicago. Il progetto, almeno nelle intenzioni del suo autore, era dunque considerevole. Gennaio 2006: Gress dichiara che il film esiste Una testimonianza particolarmente interessante risale al 16 gennaio 2006. In un forum francofono dedicato allo scetticismo compare un messaggio firmato da un utente chiamato “jongress”, che si presenta esplicitamente come: writer / producer / director di 1 ANUNNAKI. Gress sostiene che il film sarebbe uscito durante quello stesso anno e che si trovava allora in post-produzione. Afferma inoltre chiaramente che 1 Anunnaki avrebbe costituito il primo episodio di una trilogia. Questa testimonianza è importante perché dimostra almeno una cosa: già all'inizio del 2006 il progetto veniva presentato pubblicamente dal suo creatore come qualcosa di molto più avanzato di una semplice idea sulla carta. Una storia potenzialmente esplosiva Ma che cosa avrebbe raccontato 1 Anunnaki? Qui si trova probabilmente l'origine di gran parte della leggenda successiva. Gress intendeva utilizzare il linguaggio del cinema per collegare numerosi grandi enigmi della storia umana. Nelle sue dichiarazioni successive compaiono: gli Anunnaki; la teoria degli antichi astronauti; la creazione dell'uomo; il Giardino dell'Eden; l'Arca di Noè; il Diluvio; Sodoma e Gomorra; Marte e Cydonia; gli UFO; gli oggetti sottomarini non identificati; i cerchi nel grano; il cosiddetto “anello mancante” dell'evoluzione umana. Gress voleva soprattutto mettere in evidenza i parallelismi esistenti tra alcune tradizioni bibliche e testi mesopotamici molto più antichi. Il riferimento è particolarmente evidente nel caso del Diluvio. Testi come l'Atrahasis, l'Epopea di Gilgamesh e le tradizioni riguardanti Ziusudra precedono infatti la redazione definitiva della Genesi e presentano evidenti analogie narrative con il successivo racconto biblico del Diluvio. Da questo dato storico reale, Gress si spingeva però verso interpretazioni molto più speculative. Il suo film avrebbe suggerito allo spettatore una domanda radicale: e se dietro quelli che l'uomo antico chiamò “dèi” si nascondessero esseri realmente esistiti? Era cinema. Ma era un cinema che intendeva deliberatamente toccare religione, antropologia, archeologia e origine dell'umanità. Poi qualcosa accadde Il 2006 avrebbe dovuto rappresentare l'inizio dell'avventura. Invece 1 Anunnaki non arrivò nelle sale. Passò il 2006. Poi il 2007. Poi gli anni successivi. Il film non apparve. Il sito collegato al progetto finì per scomparire dalla normale circolazione del web e molte delle pagine promozionali originarie divennero difficili da reperire. Da qui nacque progressivamente la leggenda del “film proibito sugli Anunnaki”. Secondo alcune ricostruzioni circolate successivamente in rete, immagini, filmati e informazioni sarebbero stati deliberatamente eliminati. Questa affermazione richiede tuttavia molta prudenza. Non abbiamo prove documentali che qualcuno abbia ordinato la cancellazione del materiale. La scomparsa di un sito web appartenente a una piccola produzione indipendente non costituisce, da sola, una prova di censura. E soprattutto alcune tracce del progetto sono effettivamente sopravvissute. È proprio qui, tuttavia, che la vicenda prende una piega curiosa. 24 agosto 2013: la risposta di Jon Gress Sette anni dopo il previsto debutto, Mystery Planet intervistò Jon Gress. La data riportata dell'intervista è il 24 agosto 2013. L'intervistatore pose esattamente la domanda che molti appassionati si stavano facendo. Gli ricordò che nel 2006 1 Anunnaki era stato annunciato e largamente promosso, ma che improvvisamente il lancio era stato cancellato. Gli fece presente che alcune persone parlavano ormai apertamente di proibizione o cospirazione. La domanda fu sostanzialmente: Che cosa è realmente accaduto? La risposta di Gress è probabilmente la frase più importante dell'intera vicenda: «Sfortunatamente non mi è permesso parlarne.» Gress aggiunse che lui e i suoi collaboratori avevano continuato a perseverare e che non avevano abbandonato il sogno di vedere il film terminato. Non disse: “Non avevamo più denaro.” Non disse: “Gli investitori si sono ritirati.” Non disse: “Il progetto era tecnicamente impossibile.” Disse che non gli era permesso parlarne. Naturalmente questa frase non dimostra l'esistenza di una censura. Un produttore può essere vincolato da contratti, accordi di riservatezza, controversie finanziarie, questioni legali o rapporti con investitori. Ma dal punto di vista storico della leggenda di 1 Anunnaki, quelle poche parole ebbero un peso enorme. Perché lasciavano aperta una porta. Il paradosso del 2013 La stessa intervista contiene un elemento ancora più sorprendente. Gress parlava del progetto come se fosse tutt'altro che morto. Dichiarava che Anunnaki era ancora pensato come una trilogia. Sosteneva addirittura che Anunnaki II fosse già in fase di sviluppo. E forniva informazioni precise sulle riprese. Secondo Gress, materiale del film era stato realizzato in numerose località della Florida: Miami, Hollywood, Fort Lauderdale, Orlando e le Everglades. Parlava inoltre di seconde unità o location per gli effetti visivi a: Los Angeles, New York, Bahamas e Scozia. Alla domanda sulla possibile uscita, rispose che stavano cercando di completarlo tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014. Ma aggiunse qualcosa di altrettanto enigmatico: non poteva ancora rivelare dove e come sarebbe stato distribuito. Il film, ancora una volta, non arrivò. Le centinaia di persone Nella stessa intervista Gress pronunciò un'altra frase degna di attenzione. Parlando del progetto, disse di non voler deludere “le centinaia di persone” che avevano lavorato con lui per realizzarlo. Se presa alla lettera, questa dichiarazione suggerisce che 1 Anunnaki avesse raggiunto uno stadio produttivo tutt'altro che irrilevante. Eppure oggi non possediamo un lungometraggio completo verificabile e distribuito. È questa sproporzione fra le dimensioni dichiarate del progetto e ciò che effettivamente è rimasto pubblicamente accessibile ad aver alimentato il mistero. Il film fantasma Negli anni successivi Internet cominciò a costruire una propria mitologia. Comparvero articoli con titoli come: “The Forbidden Anunnaki Movie” oppure: “Il film proibito che non vogliono farvi vedere”. Alcuni siti arrivarono ad affermare che qualcuno avesse deliberatamente eliminato ogni fotografia, video e informazione relativa alla produzione. È un'affermazione affascinante. Ma presa letteralmente è falsa. Qualcosa è rimasto. Esistono vecchie pagine web. Esistono immagini attribuite alla produzione. Esistono filmati e teaser circolati negli anni, anche se per alcuni materiali è difficile stabilire con certezza provenienza e autenticità. Esistono interviste. Esistono dichiarazioni dello stesso regista. E soprattutto esiste qualcosa di molto più concreto. La sceneggiatura. 10 marzo 2016: riappare 1 Anunnaki Il 10 marzo 2016, dieci anni dopo la prevista uscita cinematografica, Jon Gress pubblicò: 1 Anunnaki: The Original Screenplay Il volume, pubblicato attraverso CreateSpace Independent Publishing Platform, conta 144 pagine. Il libro viene esplicitamente presentato come la sceneggiatura originale del progetto cinematografico. Questo documento è fondamentale. Dimostra definitivamente che 1 Anunnaki non fu semplicemente una leggenda nata su Internet. Esisteva almeno una sceneggiatura strutturata. Esisteva un autore. Esisteva un progetto cinematografico. Esistevano attività promozionali. Ed esisteva l'intenzione di realizzare una trilogia. Quello che manca è il risultato finale: il film. La teoria della “mano invisibile” Ed eccoci all'interpretazione più controversa. Secondo alcuni autori e ambienti della controinformazione, 1 Anunnaki non sarebbe semplicemente fallito. Sarebbe stato fermato. La teoria parte dal contenuto stesso dell'opera. Un film spettacolare e accessibile al grande pubblico avrebbe presentato l'ipotesi secondo cui le grandi divinità dell'antichità potrebbero essere state interpretazioni di esseri tecnologicamente avanzati. Avrebbe collegato questa possibilità alla Bibbia. Alla creazione dell'uomo. Al Diluvio. All'Eden. Alla storia delle religioni. Alla presenza extraterrestre. In altre parole, avrebbe trasformato un argomento confinato prevalentemente nei libri di Zecharia Sitchin, nella letteratura alternativa e nei circoli ufologici in un prodotto audiovisivo potenzialmente destinato al grande pubblico. Da qui nasce la domanda: qualcuno avrebbe potuto avere interesse a impedire che ciò accadesse? Alcuni sostenitori dell'ipotesi della censura hanno immaginato pressioni provenienti dall'industria cinematografica, da ambienti religiosi, da grandi interessi economici o addirittura da strutture governative interessate al controllo dell'informazione sugli UFO. Ma qui termina la documentazione e comincia la speculazione. Non conosciamo il nome di alcun dirigente, istituzione, governo, organizzazione religiosa o società cinematografica che abbia ordinato di fermare 1 Anunnaki. Non esiste, allo stato delle fonti pubblicamente disponibili, un documento che dimostri l'intervento di questa “mano invisibile”. Attribuire a qualcuno la soppressione del film come fatto accertato sarebbe dunque storicamente scorretto. Ma allora perché il mistero continua? Perché esistono domande alle quali non è stata fornita una risposta completamente soddisfacente. Se tutto dipese esclusivamente da problemi economici, perché nel 2013, quando gli venne chiesto esplicitamente cosa fosse accaduto, Jon Gress rispose: «Non mi è permesso parlarne»? Chi o cosa non glielo permetteva? Un contratto? Un investitore? Una controversia legale? Un accordo di riservatezza? Una società di produzione? Oppure qualcosa di diverso? Non lo sappiamo. Ed è precisamente questo “non lo sappiamo” che separa la ricerca storica dalla leggenda. Una spiegazione molto più semplice Esiste infatti una spiegazione assai meno misteriosa. 1 Anunnaki era un progetto indipendente estremamente ambizioso. Per rappresentare antiche civiltà, esseri extraterrestri, scenari mesopotamici, cataclismi, astronavi e ambientazioni spettacolari sarebbe stato necessario un enorme lavoro di effetti visivi. Gress possedeva proprio esperienza nel settore VFX, ma competenza tecnica e disponibilità finanziaria sono due cose differenti. Un film indipendente di questa portata avrebbe richiesto investitori, distribuzione, infrastrutture e capitali considerevoli. È quindi perfettamente possibile che 1 Anunnaki sia morto per la ragione più comune nella storia del cinema: mancanza di denaro sufficiente per trasformare una grande idea in un grande film. In questa interpretazione non esiste alcuna cabina di regia occulta. Nessuna censura. Nessun ordine dall'alto. Soltanto un progetto troppo grande rispetto alle risorse disponibili. Ma rimane quella frase E tuttavia rimane una frase. «Sfortunatamente non mi è permesso parlarne.» Non costituisce una prova di complotto. Ma costituisce certamente un documento interessante. Perché fu pronunciata proprio dall'uomo che avrebbe potuto chiudere definitivamente la questione. Jon Gress avrebbe potuto spiegare tutto. Non lo fece. O sostenne di non poterlo fare. E così, paradossalmente, il silenzio del regista contribuì a rendere immortale il film che non riuscì a realizzare. Zecharia Sitchin e il vero problema culturale Forse il punto più interessante dell'intera storia non riguarda neppure una possibile censura materiale. Riguarda la forza delle idee. Zecharia Sitchin aveva proposto un'interpretazione radicale delle antiche civiltà. Secondo la sua ricostruzione, dietro alcuni racconti mitologici mesopotamici sarebbe sopravvissuto il ricordo di esseri provenienti da un altro mondo. La comunità accademica non considera attendibili le sue traduzioni e conclusioni. Ma milioni di lettori hanno trovato affascinante la domanda che si nasconde dietro la sua opera: e se alcuni miti fossero ricordi deformati di eventi realmente accaduti? Gress comprese la potenza cinematografica di quella domanda. Un libro viene letto da migliaia o milioni di persone. Un film può raggiungerne decine di milioni. L'immagine possiede una capacità di penetrazione culturale enormemente superiore. Forse 1 Anunnaki sarebbe stato semplicemente un film di fantascienza. Forse sarebbe stato dimenticato dopo pochi anni. Oppure avrebbe contribuito, molto prima di programmi televisivi come Ancient Aliens, alla diffusione mondiale della teoria degli antichi astronauti. Non possiamo saperlo. Il paradosso finale Ed è qui che la vicenda assume quasi una dimensione filosofica. 1 Anunnaki è diventato famoso proprio perché non è mai uscito. Se fosse arrivato nelle sale nel 2006, probabilmente oggi sarebbe uno dei tanti film indipendenti di fantascienza di quel periodo. La sua scomparsa lo ha invece trasformato in qualcosa di diverso. Un oggetto mitologico. Un film che tutti cercano ma che nessuno può vedere integralmente. Una produzione della quale esistono frammenti ma non l'opera compiuta. Una sceneggiatura senza film. Una promessa senza conclusione. E soprattutto una domanda senza risposta definitiva. Considerazioni finali – Il vero mistero di 1 Anunnaki Non sarebbe corretto sostenere che possediamo le prove di una censura. Non le possediamo. Non possiamo affermare che un governo, una religione, Hollywood o una società segreta abbiano ordinato di interrompere il film. Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare tutta la vicenda sostenendo che 1 Anunnaki non sia mai esistito. Il progetto esistette realmente. Jon Gress ne parlava pubblicamente nel 2006. Lo descriveva come primo capitolo di una trilogia. Nel 2013 sosteneva che numerose persone vi avessero lavorato e indicava perfino le località delle riprese. Quando gli venne chiesto perché il progetto fosse stato bloccato, dichiarò di non essere autorizzato a parlarne. E il 10 marzo 2016 pubblicò la sceneggiatura originale di 1 Anunnaki. Questi sono fatti documentabili. Tutto ciò che viene dopo appartiene alle ipotesi. Ma talvolta sono proprio i vuoti documentali a costruire i più grandi misteri. Forse dietro 1 Anunnaki non vi fu nessuna mano invisibile. Forse quella mano fu semplicemente il mercato, con le sue regole, gli investitori, i contratti e i costi insostenibili di una produzione indipendente. Oppure qualcuno ritenne davvero che quel progetto non dovesse raggiungere il grande pubblico. Oggi non abbiamo gli elementi per dimostrarlo. Rimane però una domanda. Una domanda che accompagna questo film fantasma dal 2006: se 1 Anunnaki fu soltanto una produzione cinematografica fallita, perché il suo stesso creatore, sette anni dopo, quando finalmente ebbe l'occasione di spiegare pubblicamente che cosa fosse successo, rispose semplicemente che non gli era permesso parlarne? Forse è soltanto una frase legata a questioni contrattuali. Forse no. Finché non emergeranno documenti capaci di chiarire definitivamente la vicenda, 1 Anunnaki continuerà a vivere nel luogo più adatto a una storia dedicata agli antichi dèi: sul confine sottile tra storia e leggenda, tra ciò che possiamo dimostrare e ciò che ancora ignoriamo. Considerazioni personali – Chi decide ciò che possiamo conoscere? Arrivati a questo punto, ritengo inevitabile porsi una domanda che va ben oltre la vicenda cinematografica di 1 Anunnaki. Se anche soltanto una parte delle circostanze raccontate intorno a questo progetto fosse vera; se davvero esistessero argomenti capaci di incontrare ostacoli non semplicemente economici ma culturali, politici o istituzionali; chi possiederebbe la forza necessaria per stabilire quali idee possano raggiungere un popolo e quali, invece, debbano rimanere ai margini? Non intendo sostenere che 1 Anunnaki sia stato realmente censurato. Non ne abbiamo la prova. Ma il caso offre lo spunto per affrontare una questione molto più profonda: quanto è realmente libera la conoscenza in una società moderna? Quando parliamo di censura immaginiamo normalmente qualcuno che proibisce un libro, sequestra una pellicola o chiude un giornale. Ma il controllo delle idee non deve necessariamente assumere forme così evidenti. Un'idea può essere resa invisibile senza essere formalmente proibita. Può non ricevere finanziamenti. Può non trovare distribuzione. Può essere esclusa dai grandi mezzi di comunicazione. Può essere ridicolizzata prima ancora che venga discussa. Può essere sommersa da una quantità enorme di informazioni concorrenti. Può semplicemente essere lasciata morire nel silenzio. Ed è forse questa la forma più sofisticata di controllo: non impedire all'uomo di parlare, ma fare in modo che nessuno lo ascolti. Da qui nasce inevitabilmente il paragone con quella che molti, filosoficamente, chiamano “Matrix”. Non necessariamente una Matrix nel senso letterale del celebre film dei fratelli Wachowski, né una gigantesca simulazione informatica nella quale saremmo fisicamente imprigionati. Il concetto può essere molto più sottile. La nostra Matrix potrebbe essere costituita dall'insieme delle idee attraverso le quali interpretiamo il mondo. Noi conosciamo la realtà attraverso ciò che ci viene insegnato, ciò che leggiamo, ciò che vediamo, ciò che viene pubblicato, ciò che gli algoritmi ci mostrano e ciò che le istituzioni culturali considerano degno di attenzione. Ma allora nasce una domanda inquietante: chi stabilisce i confini di questa realtà condivisa? Un singolo individuo certamente no. Probabilmente neppure una singola organizzazione. La forza capace di determinare ciò che una società considera importante nasce piuttosto dall'interazione di numerosi centri di potere: governi, grandi imprese, gruppi editoriali, industria cinematografica, università, istituzioni religiose, piattaforme tecnologiche, interessi economici, sistemi finanziari e mezzi di comunicazione. Non è necessario immaginare una stanza segreta nella quale pochi uomini decidano tutto. Il meccanismo potrebbe essere immensamente più complesso. Il potere moderno potrebbe funzionare come una rete. Ogni nodo influenza gli altri. Chi finanzia decide quali progetti possono nascere. Chi distribuisce decide quali possono raggiungere milioni di persone. Chi possiede i mezzi di comunicazione decide quali argomenti diventano centrali. Chi controlla le piattaforme determina quali contenuti acquistano visibilità. Chi possiede prestigio culturale contribuisce a stabilire ciò che viene considerato serio e ciò che viene considerato assurdo. Ed ecco che una società può costruire inconsapevolmente i propri confini mentali senza che nessuno abbia mai emanato un decreto di censura. Questa, a mio avviso, è la domanda veramente interessante sollevata dal caso Anunnaki. Non: “Gli Anunnaki esistevano veramente?” Non: “Jon Gress fu censurato?” Ma: “Chi possiede oggi il potere di trasformare un'idea in conoscenza collettiva oppure di condannarla all'invisibilità?” La storia ci insegna che il controllo della conoscenza non è affatto una fantasia. Imperi, religioni, governi e regimi hanno sempre cercato di determinare ciò che poteva essere letto, insegnato o tramandato. Biblioteche furono distrutte. Libri furono proibiti. Filosofi furono perseguitati. Testi religiosi furono selezionati, esclusi o dichiarati eretici. Scoperte furono inizialmente rifiutate. Opinioni politiche furono censurate. Non occorre dunque credere in una gigantesca cospirazione universale per riconoscere un fatto elementare: conoscenza e potere sono sempre stati intimamente legati. Ma proprio per questo bisogna evitare l'errore opposto. Il fatto che nella storia sia esistita la censura non significa che ogni opera scomparsa sia stata censurata. Il fatto che esistano interessi economici non significa che dietro ogni fallimento vi sia una cabina di regia occulta. Il vero ricercatore deve avere il coraggio di dubitare in entrambe le direzioni. Deve dubitare della versione ufficiale quando presenta contraddizioni. Ma deve dubitare anche della teoria alternativa quando non possiede prove. Perché sostituire un dogma con un altro dogma non significa essere diventati liberi. Ed è forse questo il significato più profondo della metafora della Matrix. La Matrix più difficile dalla quale uscire non sarebbe quella costruita dagli altri, ma quella costituita dalle nostre stesse certezze. L'uomo veramente libero non è colui che crede automaticamente al potere. Ma non è neppure colui che crede automaticamente a ogni teoria contraria al potere. È colui che continua a domandare. Che confronta. Che cerca le fonti. Che osserva le contraddizioni. Che accetta persino di dire: “Non lo so.” E forse proprio questa è la forma più autentica di libertà intellettuale. Nel caso di 1 Anunnaki rimane quindi una domanda sospesa. Forse il film non vide mai la luce per problemi finanziari. Forse per controversie contrattuali. Forse per difficoltà tecniche. Forse qualcuno esercitò realmente delle pressioni. O forse dietro la sua scomparsa esiste una spiegazione molto più ordinaria di quanto oggi immaginiamo. Ma qualunque sia la risposta, la sua storia ci costringe a confrontarci con una questione molto più grande del film stesso: quanto di ciò che consideriamo realtà deriva da ciò che abbiamo personalmente scoperto, e quanto invece da ciò che qualcuno ha scelto di mostrarci? Se esistesse davvero una “Matrix”, forse non avrebbe bisogno di mura, guardiani o fili collegati al nostro corpo. Le basterebbe decidere quali domande siamo autorizzati a considerare ragionevoli. Per questo credo che il compito dell'uomo che ricerca non debba essere necessariamente quello di credere agli Anunnaki, agli UFO o a qualsiasi altra teoria alternativa. Il suo compito dovrebbe essere molto più semplice e, al tempo stesso, molto più rivoluzionario: difendere il diritto di porre la domanda.