STORIA E SAGGIO
Il caso Zanfretta: nelle notti dell'ignoto
La storia documentata del metronotte genovese che dichiarò di essere stato rapito dagli extraterrestri, tra testimoni, Carabinieri, ipnosi e misteri ancora irrisolti

Il caso Zanfretta ebbe inizio nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 1978, quando il metronotte Pier Fortunato Zanfretta fu ritrovato in stato di shock nei pressi di una villa a Marzano di Torriglia. L’uomo raccontò di avere incontrato creature gigantesche e di essere stato condotto a bordo di un oggetto extraterrestre. Seguirono altre misteriose sparizioni, impronte anomale, sedute ipnotiche e indagini condotte da Carabinieri, magistrati, medici e studiosi di ufologia. Nonostante la vasta documentazione e le numerose testimonianze, la vera natura degli avvenimenti rimane ancora oggi irrisolta.
Nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 1978, sulle alture dell’entroterra genovese, un giovane metronotte interruppe improvvisamente le comunicazioni con la propria centrale operativa. Poco prima aveva annunciato di avere notato alcune presenze sospette intorno a una villa isolata. Quando la radio tornò a trasmettere, la voce dell’uomo appariva alterata dal terrore. Tra le poche parole udite dai colleghi ve ne furono alcune destinate a entrare nella storia dell’ufologia italiana: «Non sono uomini». L’uomo si chiamava Pier Fortunato Zanfretta. Aveva venticinque anni, era sposato, padre di due bambini e lavorava come guardia giurata presso l’Istituto di vigilanza privata Val Bisagno. Quella notte non avrebbe soltanto cambiato la sua vita. Avrebbe dato origine al più celebre e controverso caso italiano di presunto incontro con esseri extraterrestri: una vicenda durata anni, seguita dai Carabinieri, dalla magistratura, da medici, psicologi, ipnotisti, giornalisti e studiosi di ufologia. Una storia nella quale esistono documenti autentici, testimonianze nominative, fotografie, ritagli di giornale e filmati televisivi, ma anche contraddizioni, ricordi recuperati sotto ipnosi e particolari mai confermati da prove scientifiche definitive. Chi era Pier Fortunato Zanfretta Pier Fortunato Zanfretta nacque a Nova Milanese il 28 dicembre 1952. Alla fine del 1978 viveva a Genova-Sampierdarena, in via Orgero, insieme alla moglie Silvana Mura e ai figli Margherita, di quattro anni, e Fabio, di circa quindici mesi. Lavorava come vigile notturno presso l’Istituto Val Bisagno. Non era un ufologo, uno scrittore o un personaggio in cerca di notorietà. Era un lavoratore abituato a trascorrere le notti lungo le strade isolate dell’Appennino ligure, controllando abitazioni e attività private. Il brigadiere dei Carabinieri Antonio Nucchi, comandante della Stazione di Torriglia e principale rappresentante delle forze dell’ordine coinvolto nelle prime indagini, dichiarò nel proprio rapporto di conoscere Zanfretta dal 1971. Lo descrisse come una persona seria, non incline all’abuso di alcol e non dedita a sostanze stupefacenti. Questa valutazione non dimostra naturalmente l’origine extraterrestre delle sue esperienze, ma rivela che Zanfretta, prima del dicembre 1978, non era considerato un individuo squilibrato o un visionario. La Val Bisagno era diretta da Gianfranco Tutti. Il titolare indicato nel rapporto dei Carabinieri era il dottor Cereda, identificato nelle successive ricostruzioni come Luigi Cereda. Tra i colleghi di Zanfretta comparivano Giovanni Cassiba, Carlo Toccalino, Walter Lauria — indicato come Luria in alcune fonti — Raimondo Mascia, Emanuele Travenzoli, Attilio Mazza, Francesco Meligrana e Mauro Delle Piane. Questi uomini sarebbero diventati, loro malgrado, testimoni delle conseguenze di una serie di avvenimenti inspiegabili. Il primo incontro: Marzano di Torriglia La sera del 6 dicembre 1978 Zanfretta era di servizio nella zona di Torriglia. Si trovava a bordo di un’automobile dell’istituto di vigilanza. Rino Di Stefano, il giornalista che seguì a lungo il caso, indicò il mezzo come una Fiat 126, mentre alcune fotografie successive mostrano una Fiat 127 della Val Bisagno associata alla vicenda. Anche questo piccolo particolare dimostra quanto sia difficile separare i dati contemporanei dai ricordi successivi. Intorno alle 23.30 Zanfretta imboccò la deviazione che conduceva a Marzano di Torriglia. Doveva controllare “Casa Nostra”, una villa appartenente, secondo la stampa, al dentista genovese Ettore Righi. La temperatura era molto bassa. Sulle strade era presente ghiaccio e nella zona si era formata la galaverna. Avvicinandosi alla proprietà, Zanfretta notò che il cancello appariva aperto e vide alcune luci muoversi nel giardino. Pensò immediatamente alla presenza di ladri. Scese dall’automobile, impugnò la torcia e l’arma di servizio e si inoltrò nel terreno. La centrale operativa ricevette una comunicazione confusa. Carlo Toccalino, indicato come operatore di turno, udì Zanfretta parlare di qualcosa di molto brutto. Alla domanda se fosse stato aggredito, il metronotte rispose che quelle presenze non erano uomini. Poi la comunicazione si interruppe. Walter Lauria e Raimondo Mascia furono inviati a cercarlo. Intorno all’una e un quarto lo ritrovarono in condizioni preoccupanti: era in stato di shock, disorientato e, secondo il telex dei Carabinieri, privo di sensi. Nonostante il gelo, il corpo dell’uomo appariva molto caldo e la sua testa era coperta di sudore. Quando riuscì a parlare, Zanfretta raccontò di essersi trovato davanti a una creatura gigantesca, alta circa tre metri. La descrisse come un essere dall’aspetto terribile, con la pelle rugosa o ondulata, gli occhi dalla forma insolita e arti molto grandi. I particolari relativi al colore verdastro, agli occhi triangolari e agli artigli emersero soprattutto nelle sedute ipnotiche e nelle interviste successive. È quindi necessario distinguere la prima descrizione, più essenziale, dalla complessa immagine dell’essere che si formò in seguito. Zanfretta ricordava inoltre una luce enorme, di forma ovale o triangolare, che si sarebbe sollevata da dietro la villa. Il telex dei Carabinieri parlava di un oggetto rosso, ovale, dalle dimensioni superiori ai dieci metri. Nella sua memoria cosciente rimaneva però un vuoto: non riusciva a ricostruire una parte della notte. La misteriosa segnalazione di Armida Gillino Il caso non cominciò esattamente con Zanfretta. Alle 19.30 del 6 dicembre 1978, alcune ore prima dell’episodio di Casa Nostra, Armida Gillino, nata a Propata il 7 giugno 1907, aveva riferito di avere osservato un oggetto luminoso nel cielo di Albora di Propata. La segnalazione venne inserita nel telex dei Carabinieri insieme a quella di Zanfretta. Non è possibile dimostrare che i due avvistamenti fossero collegati, ma il documento testimonia che quella sera almeno un’altra persona aveva segnalato un fenomeno luminoso nell’entroterra genovese. Il telex fu inoltrato al Ministero dell’Interno, allo Stato Maggiore dell’Aeronautica, alla Prefettura, alla Questura e ai comandi competenti. La segnalazione di Zanfretta venne accompagnata dalla valutazione “grado di attendibilità buono”. La formula riguardava la credibilità attribuita al testimone. Non significava che i Carabinieri avessero riconosciuto la natura extraterrestre dell’oggetto. Il documento era firmato, nella parte leggibile, dal capitano Carusi. L’impronta a ferro di cavallo Il brigadiere Antonio Nucchi effettuò un sopralluogo presso Casa Nostra. Nel prato adiacente alla villa venne osservato un grande segno a forma di ferro di cavallo, lungo circa tre metri e largo due. La traccia fu fotografata. L’immagine mostra effettivamente una porzione di erba schiacciata o modificata, dalla forma insolita. Non risultano però analisi chimiche, botaniche o termiche capaci di stabilire con certezza l’origine del segno. Una successiva interpretazione scettica ipotizzò che potesse essere stato prodotto dal movimento di un cavallo legato, ma anche questa spiegazione non venne dimostrata attraverso una verifica contemporanea. La fotografia prova l’esistenza della traccia visibile. Non ne prova la causa. Nucchi raccolse inoltre numerose segnalazioni di luci anomale provenienti dalla zona. Nel rapporto vengono citati un guardiacaccia, il cui cognome sembra essere Barbacetto, e un appartenente alla Guardia di Finanza di cognome Esposito. Nelle ricostruzioni successive si parlò di cinquantadue testimoni. Il rapporto pubblico afferma che era in preparazione un elenco contenente più di cinquanta nominativi, ma la lista completa non compare nella scansione oggi disponibile. Per questo motivo non è possibile riportare responsabilmente tutti i nomi. L’ipnosi del 23 dicembre 1978 Per tentare di recuperare il periodo mancante, il 23 dicembre 1978 Zanfretta venne sottoposto a ipnosi regressiva nello studio del dottor Mauro Moretti, in via San Sebastiano 15/2 a Genova. Alla seduta parteciparono Angelo Massa, presentato nelle fonti come psicoterapeuta o collaboratore, lo studioso di ipnologia Giorgio Cesari e l’ufologo Luciano Boccone. Erano presenti anche giornalisti e osservatori. Sotto ipnosi, Zanfretta rivisse la notte di Marzano con una partecipazione emotiva impressionante. Descrisse esseri giganteschi, il contatto fisico con una creatura e un oggetto luminoso nel quale sarebbe stato condotto. Il filmato della seduta divenne uno dei documenti più conosciuti dell’intera vicenda. La sofferenza mostrata da Zanfretta appariva autentica. Tuttavia l’ipnosi non è una macchina della verità. Una persona ipnotizzata può rivivere un’esperienza soggettivamente reale, ma può anche completare le lacune della memoria con immagini, aspettative e informazioni ricevute in seguito. Lo stesso rapporto dei Carabinieri precisava che alcuni particolari della seduta erano stati riferiti al brigadiere da un ufologo presente all’ipnosi. Non si trattava quindi di osservazioni indipendenti effettuate dalle forze dell’ordine. Il secondo incontro: Scoffera La seconda esperienza avvenne tra il 27 e il 28 dicembre 1978. Zanfretta era nuovamente in servizio, questa volta nella zona di Scoffera. Secondo le ricostruzioni ricevette un incarico intorno alle 22.05. Alle 23.46 la centrale operativa captò un’altra comunicazione anomala. Zanfretta raccontò che la sua automobile aveva cominciato ad accelerare senza che egli riuscisse a controllarla. Il veicolo avrebbe percorso autonomamente circa tre chilometri lungo la strada comunale diretta verso la località Rossi. Una forza misteriosa lo avrebbe poi costretto a scendere. Alla centrale si trovava Attilio Mazza. Furono inviati Emanuele Travenzoli, con il nominativo radio Beta 29, Raimondo Mascia, Beta 70, e Giovanni Cassiba, conosciuto come tenente o caposervizio e identificato dalla sigla Eco 15. Zanfretta venne ritrovato dopo circa un’ora, ancora una volta in stato di shock. Pioveva intensamente e la strada era avvolta dalla nebbia, ma l’uomo appariva accaldato e sudato. Anche la carrozzeria dell’automobile sembrava insolitamente calda. Francesco Meligrana avrebbe ricondotto la vettura alla sede dell’istituto, confermando la temperatura anomala. Alcune cronache sostennero che Zanfretta avesse esploso cinque dei sei colpi contenuti nella propria rivoltella. Nei documenti pubblicamente disponibili, tuttavia, non compare una perizia balistica completa con bossoli repertati e traiettorie. Le impronte gigantesche Sul ciglio della strada di Scoffera vennero osservate due grandi impronte, simili a suole o tacchi, lunghe tra i 45 e i 50 centimetri. Il rapporto dei Carabinieri descriveva una parte centrale concava. Le fotografie mostrano una depressione nel terreno accanto alla scarpa di un uomo utilizzata come riferimento. Le dimensioni apparivano certamente fuori dal comune, ma non furono realizzati, almeno secondo quanto risulta dal fascicolo pubblico, calchi forensi completi, analisi della profondità, misurazioni della distribuzione del peso o confronti con impronte precedenti. Anche in questo caso rimase una traccia reale ma di origine indeterminata. Le visite all’ospedale San Martino Dopo il secondo episodio, Zanfretta venne sottoposto ad accertamenti presso l’ospedale San Martino di Genova. Il medico maggiormente associato alle visite fu Giorgio Gianniotti, neurologo e viceprimario. Le ricostruzioni indicano esami effettuati il 28 e il 30 dicembre 1978, con una certificazione rinnovata il 31 gennaio 1979. Il rapporto dei Carabinieri sintetizzò che Zanfretta era mentalmente sano. Venne riscontrata una lieve ipertensione, attribuita agli shock subiti. Questo dato è molto importante, ma deve essere interpretato correttamente. Il certificato escludeva la presenza di evidenti disturbi mentali nel momento della visita. Non poteva stabilire che Zanfretta fosse stato realmente prelevato da esseri extraterrestri. Sanità mentale e verità oggettiva del racconto sono due questioni differenti. Il rapporto dei Carabinieri Il principale documento ufficiale del caso è il rapporto informativo della Legione Carabinieri di Genova, Stazione di Torriglia, protocollo numero 3947/1 P, datato 3 gennaio 1979 e firmato dal brigadiere Antonio Nucchi. L’oggetto del documento riguardava esplicitamente l’avvistamento di oggetti volanti non identificati e di umanoidi da parte di Zanfretta. Il rapporto conteneva: i dati anagrafici e professionali del metronotte; la ricostruzione dei primi due episodi; le condizioni meteorologiche; il ritrovamento in stato di shock; la temperatura anomala del corpo e dei veicoli; la traccia di Marzano; le grandi impronte di Scoffera; l’ipnosi del 23 dicembre; gli accertamenti sanitari; le altre segnalazioni luminose provenienti dalla zona; una valutazione positiva del carattere di Zanfretta. L’esistenza del documento dimostra che il caso venne realmente seguito dalle autorità e non fu inventato molti anni dopo dalla televisione. Non dimostra, però, che gli esseri descritti fossero extraterrestri. Il fascicolo della Pretura di Genova La vicenda confluì nel fascicolo numero 203/79 della Pretura Unificata di Genova. Nelle ricostruzioni giornalistiche compaiono il sostituto procuratore Luciano Di Noto, il giudice istruttore Gian Rodolfo Sciaccaluga e il giudice Russo. Il procedimento venne infine archiviato “per mancanza di estremi di reato”. Sulla scansione compare una data manoscritta che sembra essere il 31 dicembre 1979, mentre alcune ricostruzioni indicano l’11 gennaio 1980 come data di registrazione o formalizzazione dell’archiviazione. Questo provvedimento è stato spesso presentato in maniera sensazionalistica come una sentenza con la quale la magistratura avrebbe riconosciuto l’esistenza degli UFO. Non fu così. La Pretura stabilì semplicemente che nei fatti esaminati non emergeva un reato da perseguire. Non si pronunciò sull’origine extraterrestre degli avvenimenti. Il terzo episodio: da Quarto al Monte Fasce Il 30 luglio 1979 Zanfretta scomparve nuovamente. Questa volta si trovava a Quarto, a Genova, e viaggiava su uno scooter. Non veniva più inviato da solo sulle montagne, proprio a causa degli episodi precedenti. Scomparve per oltre due ore e venne ritrovato sulla cima del Monte Fasce. Secondo le ricostruzioni, l’unica strada utile per raggiungere il monte era sorvegliata e nessuno aveva visto il suo passaggio. Non è però disponibile pubblicamente un registro completo con orari, posizioni e nominativi di tutte le pattuglie presenti. Dopo questo episodio si decise di ricorrere al pentothal, il tiopentale sodico popolarmente chiamato “siero della verità”. La seduta si svolse nell’ambiente del Centro internazionale di ipnosi medica e psicologica di Milano. Le fonti indicano il professor Marco Marchesan e il figlio Rolando Marchesan, ma non descrivono sempre nello stesso modo i rispettivi ruoli. Zanfretta confermò il proprio racconto e dichiarò di essere stato sollevato da una luce verde e trasportato all’interno di un’astronave. Il tiopentale, tuttavia, è un anestetico barbiturico. Può ridurre le inibizioni, ma non obbliga una persona a dire la verità. Sotto il suo effetto un individuo può raccontare fatti reali, confondersi o produrre ricostruzioni fantastiche senza essere consapevole dell’errore. La coerenza del racconto dimostrava la convinzione di Zanfretta, non necessariamente l’origine extraterrestre dell’esperienza. Il quarto episodio e le luci nella nube Alle 22.30 del 2 dicembre 1979 Zanfretta scomparve mentre si trovava a bordo di una Mini nella periferia di Genova. Durante le ricerche, quattro guardie giurate avrebbero visto due luci accendersi all’interno o al di sotto di una nube apparentemente immobile. Giovanni Cassiba avrebbe scaricato il caricatore della propria pistola contro quelle luci. Nella successiva seduta ipnotica, Zanfretta disse di essere stato portato a bordo dell’oggetto insieme all’automobile. Durante il racconto fece riferimento alla Spagna. Il 4 dicembre 1979 l’ANSA diffuse una notizia proveniente da Guadalajara: il veterinario Alfredo Sánchez Cuesta — indicato come “Cuosta” in una trascrizione — sosteneva di essere stato inseguito da un oggetto luminoso mentre viaggiava in automobile. Il Corriere Mercantile collegò immediatamente i due avvenimenti, pubblicando in prima pagina un titolo secondo il quale Zanfretta avrebbe anticipato l’apparizione spagnola. Fu una coincidenza sorprendente, ma non una prova. Per dimostrare una reale anticipazione sarebbe necessario disporre della registrazione integrale della seduta, datata e non modificata, e confrontarla con la notizia giunta successivamente dalla Spagna. Il quinto episodio: l’automobile sorvegliata Il 14 febbraio 1980 la Val Bisagno cercò di controllare scientificamente ciò che accadeva a Zanfretta. Nell’automobile vennero nascosti un trasmettitore e alcuni strumenti. All’organizzazione della sorveglianza parteciparono il direttore Gianfranco Tutti, l’ingegnere Nino Tagliavia e il tecnico Giuliano Buonamici. Nonostante il controllo, Zanfretta scomparve nuovamente. Fu ritrovato vicino al ciglio di un burrone, in stato di shock e quasi assiderato. Un agricoltore della zona dichiarò di avere osservato una grande massa luminosa simile a un pallone da rugby. Alcune ricostruzioni successive parlarono di cavi spezzati e di una temperatura massima di circa 43 gradi registrata dagli strumenti. Il dossier tecnico completo, con grafici, calibrazioni e dati originali, non risulta però pubblicamente disponibile. Durante l’ipnosi successiva, Zanfretta pronunciò una lunga sequenza di suoni interpretata come una lingua sconosciuta. Non venne mai dimostrato che si trattasse di un vero idioma. Per farlo sarebbero state necessarie una registrazione integrale, una trascrizione fonetica e un’analisi indipendente condotta da linguisti. Il sesto incontro e la parola “tixel” L’ultima scomparsa definita “ufficiale” nelle ricostruzioni avvenne il 13 agosto 1980. Zanfretta era sorvegliato molto attentamente e il contatto atteso non si verificò. Sottoposto alle domande del dottor Mauro Moretti, rispose con una formula destinata a diventare un altro elemento misterioso del caso: «Domanda con risposta negativa, tixel». Nessuno riuscì a stabilire il significato della parola “tixel”. Per i sostenitori del caso sarebbe appartenuta al linguaggio degli esseri. Per una lettura più prudente rimane una parola pronunciata da Zanfretta durante uno stato ipnotico. Gli altri cinque episodi Nella letteratura dedicata al caso si parla spesso di undici rapimenti. Questa espressione richiede una precisazione fondamentale. Le fonti pubbliche permettono di ricostruire in maniera relativamente dettagliata sei episodi, dal dicembre 1978 all’agosto 1980. Zanfretta dichiarò successivamente di avere vissuto altri cinque incontri, l’ultimo dei quali sarebbe avvenuto l’8 agosto 1981. Di questi ultimi cinque episodi non sono stati resi pubblici particolari paragonabili a quelli dei primi sei. Non esistono, almeno nelle fonti accessibili, cinque dossier completi con date, luoghi, testimoni, verbali e tracce. Non sarebbe quindi corretto inventare o amplificare ciò che non conosciamo. Il dato più prudente è che Zanfretta affermò di avere vissuto undici esperienze, ma soltanto le prime sei sono descritte pubblicamente in modo circostanziato. I Dargos, Almoc, Titania e la sfera Nel corso delle sedute ipnotiche e delle interviste, la narrazione si arricchì di nomi e concetti. Gli esseri vennero chiamati “Dargos”. Comparvero il nome “Almoc”, il termine “Titania” e riferimenti a una civiltà extraterrestre che avrebbe cercato un contatto con l’umanità. Zanfretta sostenne inoltre che gli esseri gli avessero affidato una misteriosa sfera contenente una piramide luminosa o un dispositivo capace di mostrare informazioni sulla loro civiltà. Per anni dichiarò di essere il custode dell’oggetto e di averlo nascosto in un luogo sicuro. La sfera, tuttavia, non è mai stata consegnata pubblicamente a laboratori indipendenti. Non esistono una catena di custodia, fotografie metriche, radiografie, analisi chimiche o esami isotopici verificabili. Se un giorno venisse realmente presentata e sottoposta a controlli scientifici, potrebbe rappresentare l’elemento decisivo dell’intero caso. Fino ad allora rimane parte della testimonianza di Zanfretta. Gli studiosi e gli esperti Il caso coinvolse un numero considerevole di medici, psicologi, tecnici, ufologi e giornalisti. Mauro Moretti condusse le principali sedute ipnotiche. Angelo Massa e Giorgio Cesari parteciparono alle prime regressioni. Giorgio Gianniotti effettuò gli accertamenti neurologici. Marco e Rolando Marchesan furono coinvolti nella seduta con pentothal. Il medico Franco Granone, importante studioso italiano dell’ipnosi, comparve accanto a Zanfretta durante una dimostrazione televisiva. Anche Cesare Musatti, considerato uno dei padri della psicoanalisi italiana, assistette a un’ipnosi durante un’apparizione su Antenna Tre. Musatti ritenne sostanzialmente Zanfretta in buona fede, precisando però la difficoltà di distinguere la realtà oggettiva da quella soggettivamente vissuta. Luciano Boccone fu l’ufologo maggiormente coinvolto nelle prime indagini. Rino Di Stefano seguì il caso per anni, raccolse testimonianze, fotografie e documenti e pubblicò la più vasta ricostruzione giornalistica disponibile. Successivamente Roberto Pinotti ed Enrico Baccarini criticarono alcuni metodi utilizzati durante l’indagine, sostenendo che domande, conoscenze ufologiche e ripetute sedute potessero avere contaminato i ricordi del testimone. Anche Cinzia Caiani analizzò criticamente il caso. Lidia Parenti si occupò della vicenda all’interno della stampa ufologica. Tra gli altri studiosi e divulgatori associati alla bibliografia compaiono Emilia Balbi, Antonio Chiumiento e Dario Bortolin. Non tutti questi ricercatori giunsero alle stesse conclusioni. Alcuni considerarono il caso una prova eccezionale; altri lo interpretarono come una complessa esperienza psicologica. La stampa dell’epoca La notizia apparve quasi immediatamente sui giornali. L’8 dicembre 1978 Il Secolo XIX pubblicò un servizio intitolato “Incontri ravvicinati a Torriglia”. Il 10 dicembre La Stampa dedicò al caso l’articolo “Carabinieri indagano sull’Ufo”. Il 12 gennaio 1979 lo stesso quotidiano tornò sulla vicenda raccontando la seduta ipnotica. Il 20 gennaio il settimanale Gente pubblicò il lungo servizio “Adesso gli UFO mi vogliono rapire”, corredato dalle fotografie del fotoreporter Luciano Zeggio. Nel corso del 1979 il caso comparve sulle riviste Ufologia e Notiziario UFO. Luciano Boccone e Lidia Parenti furono tra gli autori associati ai servizi. Nel novembre 1979 la vicenda arrivò negli Stati Uniti sulle pagine dell’International UFO Reporter. Il 4 dicembre 1979 il Corriere Mercantile collegò il racconto di Zanfretta all’avvistamento del veterinario spagnolo Alfredo Sánchez Cuesta. Anche Il Giornale trattò il nuovo episodio. Il 6 luglio 1984 Il Giornale pubblicò l’ampia ricostruzione di Rino Di Stefano intitolata “Storia dell’uomo che incontrò gli UFO”. Secondo Di Stefano, il popolare settimanale americano National Enquirer dedicò a Zanfretta tre articoli e una copertina. Le date esatte di tutti questi servizi non sono state però repertoriate pubblicamente. Zanfretta in televisione La televisione trasformò la guardia giurata genovese in un personaggio conosciuto in tutta Italia. Enzo Tortora lo invitò a Portobello. Le fonti fotografiche documentano la presenza di Zanfretta sul set, anche se la data precisa della prima apparizione non è stabilita in modo uniforme. Nel gennaio 1979 l’emittente TVS trasmise il filmato dell’ipnosi. Un repertorio indica l’8 gennaio alle 20.25, mentre La Stampa del 12 gennaio annunciò uno speciale: potrebbe essersi trattato di una replica o di una diversa trasmissione. Zanfretta apparve due volte su Antenna Tre, dove venne coinvolto anche Cesare Musatti. Il 12 e il 18 dicembre 1984 la RAI trasmise le due puntate del documentario “UFO a Genova? Gli incontri ravvicinati di Piero Zanfretta”, realizzato per la docuserie Come siamo con la regia di Bruno Ferracciolo. Nel 2002 Zanfretta tornò davanti al grande pubblico al Maurizio Costanzo Show. Il 27 febbraio 2007 Italia 1 dedicò al caso una puntata de Il bivio, condotto da Enrico Ruggeri. La giornalista Adriana Fonzi Cruciani partecipò all’inchiesta. Dopo le proteste degli spettatori per il montaggio, una versione più completa venne trasmessa il 13 luglio 2007. Nello stesso anno Telecittà trattò la vicenda nella trasmissione Off Limits. Il 16 novembre 2007 il caso arrivò a Rebus su Odeon TV. Il 3 maggio 2012 Italia 1 tornò su Zanfretta con Mistero. Il 3 gennaio 2013 National Geographic, sul canale Sky 403, dedicò uno speciale agli UFO di Torriglia. Il 23 gennaio 2013 Mistero realizzò un servizio sui fenomeni della Val Trebbia. Tra i conduttori e i personaggi televisivi che affrontarono l’argomento compaiono Enzo Tortora, Maurizio Costanzo, Enrico Ruggeri, Alessandro Cecchi Paone e Massimo Morini. Anche l’astronauta italiano Franco Malerba partecipò a una discussione televisiva, esprimendo un punto di vista più prudente. Alcuni repertori citano inoltre apparizioni nelle trasmissioni Italia Sera e Sereno Variabile, ma senza indicare date verificabili. La lunga eredità di Rino Di Stefano Rino Di Stefano fu il principale cronista e archivista del caso. Nel 1984 pubblicò Luci nella notte – UFO: il caso Zanfretta con Alkaest Editrice. Nel 1997 il libro venne riproposto da De Ferrari con il titolo Il caso Zanfretta. Seguirono edizioni ampliate nel 2006, 2008 e 2012. Nel 2014 apparve la sesta edizione italiana riveduta e aggiornata e, nello stesso anno, l’edizione inglese The Zanfretta Case. Di Stefano conservò fotografie, filmati, articoli e copie dei documenti ufficiali, rendendoli accessibili al pubblico. La sua interpretazione è favorevole alla sincerità di Zanfretta e all’eccezionalità del caso. Proprio per questo il suo archivio deve essere letto con un duplice atteggiamento: riconoscenza per la conservazione dei materiali e prudenza nel distinguere i documenti dalle interpretazioni. La vita di Zanfretta dopo gli incontri In seguito agli episodi notturni, il questore di Genova sospese il porto d’armi di Zanfretta. Secondo le ricostruzioni, la licenza gli venne restituita dopo l’intervento di un avvocato. Il 10 dicembre 1982, stanco della pressione e della continua esposizione, lasciò la Val Bisagno e iniziò a lavorare come magazziniere. Il 1º dicembre 1983 tornò a indossare la divisa presso lo stesso istituto di vigilanza, ma dichiarò di non volere più parlare di UFO. La notorietà lo aveva trasformato in un simbolo, ma aveva anche sconvolto la sua vita privata e professionale. Era diventato oggetto di scherzi, accuse e derisione. Indipendentemente dalla causa delle sue esperienze, il prezzo umano pagato da Zanfretta fu reale. Le spiegazioni possibili Il caso può essere interpretato secondo diverse ipotesi. La prima è quella sostenuta da Zanfretta: un vero contatto con esseri non umani. La seconda considera possibile l’osservazione di fenomeni luminosi reali, successivamente interpretati attraverso lo shock, la paura e la cultura ufologica dell’epoca. Una terza ipotesi chiama in causa episodi dissociativi, alterazioni temporanee della coscienza, amnesie o fenomeni neurologici non rilevati durante le visite successive. Un’altra possibilità è che l’ipnosi, il pentothal, le domande degli investigatori e l’attenzione dei media abbiano progressivamente trasformato un’esperienza iniziale confusa in una narrazione sempre più complessa. Infine esiste l’ipotesi dell’invenzione consapevole. Tuttavia non è mai emersa una confessione, né una prova definitiva di frode. Questa interpretazione deve inoltre spiegare il coinvolgimento dei colleghi, lo stato di shock, le segnalazioni luminose e i notevoli problemi personali che la notorietà procurò a Zanfretta. Forse la spiegazione non è unica. Un fenomeno reale, un trauma psicologico e una successiva ricostruzione della memoria potrebbero avere agito insieme. Considerazioni personali: siamo davvero soli? Il caso Zanfretta non rappresenta una prova scientifica dell’esistenza degli extraterrestri. Mancano un reperto fisico con una catena di custodia sicura, analisi ripetibili, registrazioni strumentali complete e testimonianze indipendenti capaci di confermare il cuore del racconto. Eppure sarebbe altrettanto superficiale liquidare l’intera vicenda come una semplice fantasia. Esistono documenti ufficiali. Esistono colleghi che videro Zanfretta in condizioni di profondo terrore. Esistono segnalazioni luminose provenienti dalla zona, impronte fotografate e un procedimento giudiziario realmente aperto. Esiste soprattutto un uomo che mantenne per decenni la propria versione, pur avendo pagato un prezzo personale molto alto. A mio giudizio, il caso rimane irrisolto. Non possiamo affermare che Zanfretta incontrò realmente esseri provenienti da un altro mondo. Ma non possiamo neppure sostenere di avere spiegato ogni particolare. La domanda più grande supera comunque le strade di Torriglia. Oggi conosciamo più di seimila pianeti al di fuori del Sistema solare. Nella sola Via Lattea potrebbero esistere centinaia di milioni di mondi rocciosi situati in regioni compatibili con la presenza di acqua liquida. Nell’universo osservabile esistono miliardi di galassie. Pensare che la Terra sia l’unico luogo nel quale la materia abbia generato la vita, la coscienza e l’intelligenza potrebbe essere una forma moderna di antropocentrismo. Ritengo quindi molto probabile che non siamo l’unica forma vivente e pensante dell’universo. Questa convinzione non trasforma automaticamente Zanfretta in un testimone di visite extraterrestri. La probabilità che esistano altre civiltà e la dimostrazione che una di esse sia giunta sulla Terra sono due questioni differenti. Il valore più profondo del caso consiste forse proprio in questa tensione. Da una parte troviamo il rigore, che ci impedisce di chiamare “prova” ciò che rimane una testimonianza. Dall’altra troviamo il mistero, che ci ricorda quanto sia limitata la nostra conoscenza del cosmo, della coscienza e della stessa realtà. Pier Fortunato Zanfretta rimane così sospeso tra due mondi: quello documentabile dei turni di notte, dei colleghi, dei Carabinieri e dei fascicoli giudiziari; e quello oscuro dei Dargos, delle astronavi, della lingua sconosciuta e della sfera mai mostrata. Forse incontrò esseri provenienti da un altro pianeta. Forse incontrò una regione inesplorata della mente umana. Forse l’esperienza nacque dall’unione di un fenomeno esterno e di una trasformazione interiore. Qualunque sia la verità, nelle notti fredde e nebbiose dell’Appennino ligure qualcosa accadde davvero. E, dopo quasi mezzo secolo, quel qualcosa continua ancora a interrogarci.
FONTI E TESTI CONSULTATI
- Fonti documentarie essenziali
- Legione Carabinieri di Genova, Stazione di Torriglia, rapporto informativo n. 3947/1 P, 3 gennaio 1979.
- Pretura Unificata di Genova, fascicolo n. 203/79.
- Rino Di Stefano, Luci nella notte – UFO: il caso Zanfretta, Alkaest Editrice, 1984.
- Rino Di Stefano, Il caso Zanfretta – La vera storia di un incredibile fatto di cronaca, edizioni successive.
- Rino Di Stefano, “Storia dell’uomo che incontrò gli UFO”, Il Giornale, 6 luglio 1984.
- “Adesso gli UFO mi vogliono rapire”, Gente, 20 gennaio 1979.
- “Carabinieri indagano sull’Ufo”, La Stampa, 10 dicembre 1978.
- Corriere Mercantile, 4 dicembre 1979.
- International UFO Reporter, novembre 1979.
- Roberto Pinotti ed Enrico Baccarini, analisi critica pubblicata su UFO Notiziario, 2003–2004.
- Cinzia Caiani, analisi del caso pubblicata su UFO Notiziario, 2005.