STORIA E SAGGIO
Il Libro dei Grandi Iniziati
La Catena della Sapienza Primordiale: da Rama a Cristo, attraverso i Misteri, le religioni e le antiche scuole iniziatiche

Il saggio presenta I Grandi Iniziati di Édouard Schuré come una lettura esoterica della storia spirituale dell’umanità. Rama, Krishna, Hermes, Mosè, Orfeo, Pitagora, Platone e Gesù vengono interpretati come anelli di una stessa Catena della Sapienza Primordiale, ciascuno portatore di un principio: Legge, Amore, Sapienza, Armonia e trasformazione interiore. Il testo collega queste figure a tradizioni e documenti antichi come Ramayana, Bhagavad Gītā, Corpus Hermeticum, testi egizi, Bibbia, Orfismo, Misteri Eleusini e filosofia platonica, distinguendo però tra storia documentata, mito e interpretazione iniziatica. L’idea conclusiva è che la vera iniziazione non consista nel possedere un segreto, ma nel trasformare la coscienza: uscire dall’ignoranza, conoscere se stessi e passare simbolicamente dall’ombra alla luce.
Nella storia dell’umanità esistono uomini la cui figura sembra oltrepassare i confini della propria epoca. Alcuni appartengono pienamente alla storia; altri emergono dalle nebbie del mito; altri ancora vivono in quella zona di confine nella quale religione, leggenda, filosofia e memoria collettiva diventano difficili da separare. Eppure i loro insegnamenti sembrano ripetere, attraverso linguaggi differenti, alcune grandi intuizioni: l’esistenza di un ordine superiore; la possibilità per l’uomo di trasformarsi interiormente; la distinzione fra apparenza e realtà; l’immortalità o la sopravvivenza dell’anima; la necessità di una conoscenza che non sia soltanto intellettuale, ma esperienza. Nel 1889 lo scrittore, filosofo e musicologo francese Édouard Schuré pubblicò Les Grands Initiés. Esquisse de l’histoire secrète des religions, destinato a diventare uno dei testi più conosciuti dell’esoterismo europeo moderno. Schuré organizzò la propria interpretazione della storia spirituale intorno a otto grandi figure: Rama, Krishna, Hermes, Mosè, Orfeo, Pitagora, Platone e Gesù. La tesi di Schuré non deve essere confusa con una ricostruzione storiografica in senso accademico. È soprattutto una lettura filosofica ed esoterica della storia delle religioni. Secondo questa visione, dietro le differenti tradizioni religiose sarebbe possibile riconoscere una medesima sorgente: una Sapienza Primordiale, trasmessa attraverso simboli, miti, riti e scuole iniziatiche. Non otto verità differenti, dunque, ma otto manifestazioni della stessa ricerca. Non otto strade senza collegamento, ma differenti sentieri che risalgono verso una medesima montagna. La Tradizione Primordiale L’idea di una conoscenza originaria precedente alle religioni storiche attraversa molte correnti esoteriche. Secondo questa concezione, all’origine della civiltà non vi sarebbe soltanto un uomo primitivo intento a sopravvivere, ma anche una progressiva presa di coscienza del rapporto fra uomo, natura e cosmo. Il cielo diventa così il primo libro. Il Sole rappresenta morte e rinascita. La Luna misura il tempo. Le stelle indicano cicli e direzioni. La montagna unisce simbolicamente terra e cielo. La caverna rappresenta il grembo, la morte iniziatica e il ritorno alla luce. L’acqua purifica. Il fuoco trasforma. Questi simboli compaiono, con significati differenti, in civiltà lontanissime fra loro. L’interpretazione esoterica vede in queste corrispondenze non necessariamente la prova di un’unica organizzazione segreta mondiale, ma la possibilità che l’umanità abbia riconosciuto ripetutamente archetipi spirituali universali. L’Iniziato sarebbe colui che comprende questi simboli non soltanto esteriormente, ma interiormente. Iniziazione significa infatti attraversamento di una soglia. L’uomo che entra nel Mistero non deve semplicemente apprendere qualcosa. Deve diventare qualcosa di diverso. Rama – La Legge e l’Ordine cosmico Nella costruzione esoterica di Schuré, Rama rappresenta una delle prime manifestazioni della funzione ordinatrice. È necessario, tuttavia, distinguere la figura presentata da Schuré dal Rāma della tradizione hindu, protagonista del Rāmāyaṇa e venerato come avatāra di Viṣṇu. La ricostruzione di Schuré appartiene infatti alla storia dell’esoterismo ottocentesco e non può essere considerata una biografia storicamente documentata di Rama. Nella tradizione indiana, Rāma incarna soprattutto il sovrano giusto, l’uomo fedele al Dharma, alla legge morale e cosmica che mantiene l’ordine dell’esistenza. Il Rāmāyaṇa, attribuito tradizionalmente al poeta Vālmīki, racconta l’esilio di Rama, il rapimento di Sītā da parte di Rāvaṇa, la guerra per liberarla e infine il ristabilimento dell’ordine. Letto simbolicamente, il racconto assume una dimensione iniziatica. Rama diventa l’uomo chiamato a ristabilire l’ordine dentro e fuori di sé. Rāvaṇa può rappresentare le potenze disordinate dell’ego e del desiderio. Sītā, ciò che deve essere riconquistato. Il viaggio, la prova. Il ritorno, la reintegrazione. Il primo insegnamento della Catena potrebbe quindi essere espresso con una parola: Ordine. Prima della conoscenza superiore, l’uomo deve mettere ordine nel proprio Tempio. Krishna – La battaglia interiore Con Krishna la Tradizione assume un altro volto. La Bhagavad Gītā, parte del vastissimo Mahābhārata, presenta il dialogo fra Krishna e il guerriero Arjuna sul campo di battaglia di Kurukshetra. Arjuna vede davanti a sé parenti, maestri e amici schierati nell’esercito avversario. Esita. Getta quasi simbolicamente le armi. È allora che Krishna gli rivela un insegnamento che trascende la battaglia materiale. L’uomo deve agire secondo il proprio Dharma, senza diventare schiavo dei frutti dell’azione. Da qui emergono differenti vie spirituali: azione, conoscenza, disciplina, devozione. La guerra di Kurukshetra può quindi essere letta esotericamente come rappresentazione di una guerra ancora più profonda: la battaglia dell’uomo contro se stesso. Arjuna è l’uomo. Il campo di battaglia è la coscienza. Gli eserciti sono le forze contrapposte che abitano l’essere umano. Krishna è la voce superiore che ricorda all’uomo ciò che realmente è. Se Rama rappresenta l’Ordine, Krishna introduce nella Catena il principio della conoscenza attraverso l’azione e dell’unione attraverso l’Amore. Hermes Trismegisto – Come in alto, così in basso Dall’India la nostra linea simbolica conduce all’Egitto e al Mediterraneo ellenistico. Qui incontriamo Hermes Trismegisto, figura sapienziale nata dalla convergenza fra il dio egizio Thoth e l’Hermes greco. Non si tratta, secondo la ricostruzione storica, di un singolo personaggio realmente vissuto al quale possiamo attribuire una biografia verificabile. Hermes Trismegisto è piuttosto il nome autorevole sotto il quale venne trasmesso un vasto insieme di testi filosofici, religiosi, astrologici e alchemici conosciuti come Hermetica. La figura di Hermes Trismegisto nasce precisamente dal sincretismo fra Hermes e Thoth. Fra i testi più importanti ricordiamo il Corpus Hermeticum e l’Asclepius. L’universo ermetico è costruito sulla relazione fra diversi livelli della realtà. Il cosmo è vivente. L’uomo possiede una natura duplice: terrestre e divina. La conoscenza autentica — la gnosi — conduce al riconoscimento della propria origine spirituale. La celebre formula comunemente associata alla tradizione ermetica, secondo cui ciò che è superiore corrisponde a ciò che è inferiore, esprime precisamente questo principio: Macrocosmo e microcosmo si rispecchiano. L’universo è il grande Tempio. L’uomo è il piccolo Tempio. Conoscere veramente se stessi significa quindi iniziare a conoscere il cosmo. Hermes rappresenta nella nostra Catena la Sapienza. L’Egitto e la morte iniziatica La tradizione occidentale ha spesso immaginato l’Egitto come la grande patria dei Misteri. Questa immagine venne enormemente amplificata dall’esoterismo moderno, ma trova alimento nella reale profondità della religione funeraria egizia. I Testi delle Piramidi, i Testi dei Sarcofagi e quello che modernamente chiamiamo Libro dei Morti descrivono il viaggio del defunto attraverso l’aldilà. Il morto deve attraversare porte, conoscere nomi, affrontare giudizi, riconoscere divinità e infine sperare nella rigenerazione. Il mito di Osiride, ucciso, smembrato e ricomposto da Iside, diventa il grande archetipo della morte seguita dalla rinascita. Esotericamente è difficile non riconoscervi una delle strutture fondamentali dell’iniziazione: morire simbolicamente per rinascere consapevolmente. Questa idea attraverserà successivamente numerosi Misteri mediterranei. Mosè – La Legge e il Nome Con Mosè entriamo nella grande tradizione biblica. La Torah lo presenta come il liberatore degli Israeliti dall’Egitto, il mediatore dell’Alleanza e il legislatore del Sinai. Il Decalogo è trasmesso principalmente in Esodo 20 e Deuteronomio 5, con un’ulteriore tradizione rituale in Esodo 34. Dal punto di vista storico, la figura di Mosè e la cronologia dell’Esodo rimangono oggetto di discussione e non possono essere ricostruite semplicemente come una cronaca moderna. Ma dal punto di vista religioso e simbolico la potenza della figura mosaica è immensa. Mosè sale sulla montagna. Entra nella nube. Riceve la Legge. Scende verso il popolo. È il movimento iniziatico per eccellenza: salita – rivelazione – ritorno. L’iniziato non riceve conoscenza soltanto per se stesso. Deve ritornare fra gli uomini. A Mosè è inoltre associato il mistero del Nome divino. Nel racconto del roveto ardente di Esodo 3, Dio si manifesta attraverso una formula enigmatica legata al verbo essere. Più tardi, la mistica ebraica svilupperà enormemente la meditazione sui nomi divini, sulle lettere e sui numeri. Nella Catena della Sapienza, Mosè rappresenta dunque la trasformazione della conoscenza spirituale in Legge, Alleanza e responsabilità collettiva. Orfeo – La discesa negli Inferi In Grecia emerge un’altra figura sospesa fra mito, poesia e religione: Orfeo. Il suo canto domina uomini, animali e persino le potenze infernali. Quando Euridice muore, Orfeo discende nell’Ade per riportarla nel mondo dei vivi. È uno dei più potenti racconti iniziatici dell’antichità. Discesa. Oscurità. Prova. Possibilità di ritorno. Morte e rinascita. Attorno al nome di Orfeo si sviluppò inoltre un complesso insieme di testi e pratiche religiose che la storiografia moderna raccoglie, non senza discussioni, sotto il termine Orfismo. Particolarmente suggestive sono le cosiddette lamine auree orfiche, piccole iscrizioni ritrovate in sepolture del mondo greco e della Magna Grecia. Alcune erano chiaramente destinate a persone considerate mystai, iniziati, e contenevano indicazioni relative al destino dell’anima dopo la morte. Qui troviamo qualcosa di straordinario: il defunto non deve soltanto morire. Deve ricordare chi è. La memoria diventa salvezza. L’oblio diventa morte spirituale. Orfeo rappresenta così il principio della discesa dentro se stessi, dove attraverso arte, musica e conoscenza l’anima tenta di ricordare la propria origine. Eleusi – Vedere il Mistero Parlando dei grandi iniziati non possiamo ignorare i Misteri Eleusini. Per molti secoli uomini e donne del mondo greco si recarono a Eleusi per partecipare ai riti dedicati a Demetra e Persefone. Il mito racconta la discesa di Persefone nel mondo infero e il suo ritorno periodico. Ancora una volta: morte e vita. discesa e risalita. assenza e ritorno. Gli iniziati erano vincolati al segreto. Ciò che avveniva nel momento culminante non doveva essere raccontato. Ed è proprio questo silenzio ad aver reso Eleusi uno dei più grandi enigmi della religione antica. Il Mistero non veniva semplicemente spiegato. Veniva vissuto. Questa distinzione è essenziale per comprendere l’iniziazione. La dottrina può essere scritta. L’esperienza no. Pitagora – Il Numero e l’Armonia Con Pitagora di Samo, vissuto tra VI e V secolo a.C., il filo iniziatico tocca direttamente la Magna Grecia. Pitagora si stabilì a Crotone, dove nacque una comunità caratterizzata da disciplina morale, studio, pratiche religiose e ricerca filosofica. Gran parte di ciò che sappiamo della sua vita deriva tuttavia da testimonianze posteriori, soprattutto da autori come Porfirio, Giamblico e Diogene Laerzio; bisogna quindi distinguere il Pitagora storico dal Pitagora divenuto nel tempo figura quasi leggendaria. Le fonti tardoantiche descrivono inoltre differenti categorie di seguaci, tradizionalmente indicate come akousmatikoi e mathematikoi. Per il Pitagorismo, il numero non era soltanto uno strumento per contare. Era struttura. Rapporto. Proporzione. Ordine. La scoperta delle relazioni matematiche presenti negli intervalli musicali offriva un’immagine potentissima: la realtà può essere armonia numerica. Da qui nascerà la celebre immagine dell’armonia cosmica o “musica delle sfere”. La Tetraktys, rappresentata attraverso i primi quattro numeri disposti triangolarmente, 1 1 2 1 2 3 1 2 3 4 e la cui somma conduce al dieci, divenne uno dei simboli più celebri della tradizione pitagorica. Pitagora introduce nella nostra Catena un principio fondamentale: il cosmo non è caos: è proporzione. E se l’uomo è parte del cosmo, anche l’uomo può accordarsi. L’iniziazione diventa quindi un’operazione simile all’accordatura di uno strumento. Platone – Dalla caverna alla Luce Con Platone il linguaggio iniziatico entra nel cuore della filosofia occidentale. Platone raccoglie l’eredità socratica, dialoga con il pitagorismo e conosce un ambiente culturale nel quale circolavano idee orfiche e misteriche. Non abbiamo però prove sufficienti per definire semplicemente la sua Accademia come una “società segreta iniziatica”. Possiamo invece riconoscere nei suoi dialoghi una potentissima struttura di trasformazione spirituale. L’esempio più evidente è il mito della caverna, nel libro VII della Repubblica. Gli uomini sono incatenati e vedono soltanto ombre. Uno viene liberato. Si volta. Avanza. Soffre davanti alla luce. Esce dalla caverna. Infine contempla il Sole. Poi ritorna. È difficile trovare nella filosofia occidentale un’immagine più perfetta dell’iniziazione. La caverna è il mondo dell’apparenza. Le catene sono l’ignoranza. La conversione dello sguardo è il risveglio. La salita è il cammino. Il Sole è il principio supremo. E il ritorno nella caverna rappresenta ancora una volta il dovere di colui che ha conosciuto: ritornare fra gli uomini. Platone trasforma quindi il Mistero in filosofia. Gesù – Morire e rinascere Nella costruzione di Édouard Schuré, Gesù Cristo rappresenta il vertice della sequenza dei Grandi Iniziati: la sintesi delle tradizioni precedenti. È esplicitamente questa la funzione attribuitagli nell’impianto dell’opera. Il cristianesimo nasce naturalmente all’interno della tradizione ebraica, ma il suo linguaggio finirà per confrontarsi, nei secoli successivi, con il mondo greco, platonico, misterico e filosofico mediterraneo. Nel racconto evangelico ritorna continuamente il tema della trasformazione interiore. Il seme deve morire perché nasca la pianta. L’uomo deve rinascere. Chi perde la propria vita la ritrova. La luce entra nelle tenebre. La morte precede la resurrezione. Da una prospettiva esoterica, il Golgota può quindi essere letto non soltanto come avvenimento religioso, ma come archetipo iniziatico universale: l’uomo vecchio muore affinché possa nascere l’uomo nuovo. Il Cristo della lettura esoterica diviene così simbolo della possibilità estrema della trasformazione. Non più soltanto conoscere il divino. Ma permettere al divino di manifestarsi nell’uomo. Una Catena più antica degli stessi Iniziati Il quadro può essere ancora ampliato. Prima e accanto agli otto protagonisti scelti da Schuré esistono altre figure e tradizioni che sembrano inserirsi naturalmente nella stessa grande ricerca. In Mesopotamia, Gilgamesh cerca disperatamente il segreto dell’immortalità. Nell’Egitto faraonico, Osiride muore e rinasce. Nello Zoroastrismo, Zarathustra colloca l’uomo davanti alla responsabilità della scelta fra verità e menzogna. Nei Misteri di Dioniso, la disgregazione e la ricomposizione diventano simboli di trasformazione. Negli Orfici, l’anima deve ricordare la propria origine. A Eleusi, l’iniziato contempla il mistero della morte e del ritorno. Nel Pitagorismo, l’uomo deve purificarsi e armonizzarsi. In Platone deve uscire dalla caverna. Nella tradizione ermetica deve conoscere se stesso e la propria origine divina. Nel Cristianesimo deve morire simbolicamente per rinascere. Cambiano i nomi. Cambiano gli dèi. Cambiano le lingue. Cambiano i rituali. Ma una domanda rimane: Che cosa è veramente l’uomo? La Grande Connessione Se osserviamo simbolicamente gli otto Grandi Iniziati di Schuré possiamo disporli secondo quattro grandi assi. Rama e Mosè — la Legge L’ordine cosmico deve diventare ordine umano. Krishna e Cristo — l’Amore La trasformazione non è soltanto conoscenza: è superamento dell’ego e apertura verso l’altro e verso il divino. Hermes e Platone — la Sapienza Il mondo visibile non esaurisce la realtà; dietro le apparenze deve essere ricercato un principio intelligibile. Orfeo e Pitagora — l’Armonia Musica, numero, proporzione e bellezza rivelano l’esistenza di un ordine nascosto. Abbiamo allora: Legge – Amore – Sapienza – Armonia. Quattro colonne simboliche. Otto figure. Un unico Tempio. Il vero Iniziato Ma forse il significato più profondo del libro di Schuré non consiste nel cercare una società segreta capace di attraversare materialmente migliaia di anni. La Catena potrebbe essere molto più sottile. Non una catena di uomini che si consegnano fisicamente un documento segreto. Ma una catena di risvegli. Ogni volta che un uomo comprende che la realtà visibile non esaurisce l’esistenza, la Catena continua. Ogni volta che qualcuno discende simbolicamente dentro se stesso e ritorna trasformato, la Catena continua. Ogni volta che il sapere diventa esperienza, la Catena continua. Forse è questo il vero significato dell’Iniziazione. Non ricevere un segreto. Diventare capaci di comprenderlo. Considerazioni personali – La Sapienza Primordiale Forse il più grande errore dell’uomo moderno consiste nel credere che gli antichi fossero semplicemente uomini ingenui che inventavano dèi per spiegare ciò che non comprendevano. Probabilmente la realtà è più complessa. Dietro il mito poteva nascondersi una filosofia. Dietro il rito, una psicologia. Dietro la morte simbolica, una trasformazione della coscienza. Dietro il Tempio, una rappresentazione dell’uomo. Dietro il viaggio nell’aldilà, un viaggio interiore. Questo non significa affermare che tutte le religioni derivino storicamente da una singola organizzazione o da un unico maestro primordiale. Una simile conclusione richiederebbe prove che oggi non possediamo. Ma sul piano filosofico emerge qualcosa di altrettanto affascinante. Popoli separati da secoli e migliaia di chilometri hanno posto domande sorprendentemente simili: Da dove veniamo? Chi siamo? Che cosa accade dopo la morte? Esiste qualcosa oltre la materia? Perché esiste l’universo? È possibile conoscere realmente se stessi? Ed è precisamente qui che, a mio avviso, risiede la Sapienza Primordiale. Forse essa non fu mai un libro. Forse non esistette una sola pergamena capace di contenerla. Forse non appartenne mai a un singolo popolo. Il suo libro potrebbe essere stato l’universo stesso. Le stelle ne erano i caratteri. I cicli della natura ne erano le pagine. L’uomo ne era il Tempio. E la coscienza, il luogo nel quale quel libro poteva essere letto. Dall’ombra alla Luce Rama ordina. Krishna insegna ad agire. Hermes invita a conoscere. Mosè conduce. Orfeo discende. Pitagora armonizza. Platone risale dalla caverna. Cristo muore e risorge. Otto figure. Otto linguaggi. Otto differenti rappresentazioni della trasformazione. Ed è significativo che quasi tutte queste tradizioni descrivano, in modi differenti, lo stesso movimento: separazione – prova – morte simbolica – conoscenza – rinascita – ritorno. È il viaggio dell’eroe. È il viaggio dell’iniziato. È forse il viaggio dell’uomo stesso. La vera Catena della Sapienza Primordiale non sarebbe allora nascosta soltanto nei sotterranei dei templi, nei papiri, nelle tavolette o nei libri proibiti. Essa attraverserebbe qualcosa di infinitamente più difficile da distruggere: la coscienza umana. E ogni volta che un uomo si domanda sinceramente chi egli sia, ogni volta che abbandona per un istante le ombre della propria caverna e volge lo sguardo verso la Luce, un nuovo anello viene aggiunto alla Catena. Perché forse il Grande Iniziato non è un uomo determinato. È un principio. È l’Uomo che si risveglia. E la più antica delle iniziazioni potrebbe essere racchiusa nel più semplice e terribile degli insegnamenti: «Conosci te stesso.»
FONTI E TESTI CONSULTATI
- Testi e fonti antiche da affiancare alla lettura
- Per approfondire la Catena della Sapienza possono essere consultati:
- Rāmāyaṇa, attribuito tradizionalmente a Vālmīki;
- Mahābhārata e Bhagavad Gītā;
- Upaniṣad;
- Corpus Hermeticum e Asclepius;
- Testi delle Piramidi;
- Testi dei Sarcofagi;
- Libro dei Morti egizio;
- Esodo e Deuteronomio;
- frammenti e lamine auree orfiche;
- Inni Orfici;
- testimonianze su Pitagora di Diogene Laerzio, Porfirio e Giamblico;
- Platone, Repubblica, Fedone, Fedro, Timeo;
- Vangeli canonici;
- testi cristiani antichi e correnti gnostiche dei primi secoli;
- Édouard Schuré, Les Grands Initiés. Esquisse de l’histoire secrète des religions, 1889.