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Bibliotheca historiae et mysteriorum

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EX ARCANIS SAPIENTIA

Fondatore e curatore Domenico Chiaravalloti

STORIA E SAGGIO

LA TRADIZIONE PRIMORDIALE IN HELENA PETROVNA BLAVATSKY

Da Iside Svelata alla Dottrina Segreta: Ermete, Pitagora, Platone, Eleusi, Egitto, India e Cabala lungo il filo invisibile della Sapienza antica

di Domenico Chiaravalloti ·

La Tradizione Primordiale rappresenta uno dei nuclei fondamentali del pensiero di Helena Petrovna Blavatsky. In Iside Svelata e, in forma più sistematica, ne La Dottrina Segreta, l’autrice sostiene che dietro religioni, miti, filosofie e antiche scuole iniziatiche possa esistere una Sapienza originaria comune, espressa nei secoli attraverso linguaggi e simboli differenti. Blavatsky collega idealmente l’Egitto e il culto di Iside, l’ermetismo di Hermes Trismegisto, il pitagorismo, Platone, i Misteri Eleusini, le filosofie dell’India e la Cabala, riconoscendo in esse temi ricorrenti: l’unità del cosmo, la distinzione tra realtà visibile e invisibile, la morte e rinascita iniziatica, la corrispondenza tra uomo e universo e la ricerca di un Principio assoluto. Storicamente non è possibile dimostrare l’esistenza di una singola catena ininterrotta che abbia trasmesso questa dottrina attraverso tutti i popoli. Tuttavia, sul piano filosofico ed esoterico, l’idea rimane potente: le grandi tradizioni dell’umanità potrebbero essere viste come frammenti di una stessa ricerca del Mistero.

Prima delle religioni Prima che esistesse il cristianesimo vi furono altre religioni. Prima di esse vi furono culti ancora più antichi. Prima dei templi di Grecia, Roma, Gerusalemme o Alessandria, l'uomo aveva già sollevato gli occhi verso il cielo, osservato il Sole, seguito il ciclo della Luna, seppellito i propri morti e cercato di comprendere ciò che distingueva la vita dalla morte. La domanda religiosa sembra precedere molte delle forme storiche attraverso le quali abbiamo imparato a riconoscerla. Ed è precisamente da questa intuizione che prende forma una delle idee più affascinanti dell'opera di Helena Petrovna Blavatsky: la Sapienza è più antica delle religioni. Le religioni sarebbero forme. La Sapienza sarebbe la sorgente. Le mitologie sarebbero linguaggi. La Tradizione sarebbe il contenuto profondo. In Iside Svelata, pubblicata nel 1877, Blavatsky parla di una antica “Wisdom-Religion”, una Religione-Sapienza universale che, secondo la sua interpretazione, sarebbe sopravvissuta frammentariamente nelle filosofie, nei miti, nei sistemi religiosi e nelle tradizioni iniziatiche dell'Oriente e dell'Occidente. Undici anni dopo, con La Dottrina Segreta, questa intuizione diventerà il fondamento di un sistema cosmologico molto più vasto. Ma il seme è già presente in Iside Svelata. 1. Che cosa significa veramente “Tradizione Primordiale” Bisogna innanzitutto evitare un equivoco. Quando parliamo di Tradizione Primordiale in rapporto a Blavatsky non dobbiamo necessariamente immaginare un unico libro antichissimo dal quale sarebbero state copiate tutte le religioni. L'idea è molto più complessa. Blavatsky sostiene l'esistenza di una Sapienza-Religione universale, antichissima, conservata nel corso dei secoli da iniziati, filosofi e scuole esoteriche. In seguito definirà questa dottrina come un patrimonio appartenente, nella prospettiva teosofica, a generazioni di adepti e veggenti. Dal punto di vista storico, l'esistenza di una singola catena documentabile di trasmissione che colleghi tutte le civiltà antiche non è dimostrata. Questo deve essere affermato con chiarezza. Ma dal punto di vista filosofico la questione è differente. Blavatsky osserva che civiltà diversissime hanno formulato concetti sorprendentemente affini: origine dell'universo da un principio trascendente; distinzione tra mondo visibile e invisibile; natura spirituale dell'uomo; sopravvivenza dopo la morte; ciclicità cosmica; iniziazione; morte e rinascita simbolica; corrispondenza fra uomo e cosmo; possibilità di una conoscenza superiore. Da qui nasce la sua domanda fondamentale: sono semplicemente coincidenze, oppure rappresentano frammenti di una memoria spirituale comune? 2. Iside: la prima custode del velo Per comprendere la Tradizione Primordiale bisogna tornare al simbolo che Blavatsky scelse per il titolo della propria prima grande opera: Iside. L'Egitto rappresentava nell'immaginario esoterico occidentale una delle grandi sorgenti della Sapienza antica. Iside non era soltanto sposa di Osiride e madre di Horus. Era maga. Guaritrice. Madre divina. Signora dei misteri. E soprattutto divenne, nella successiva tradizione filosofica ed esoterica, immagine della Natura nascosta. Il velo di Iside diventa allora il simbolo stesso della conoscenza. La realtà mostra un volto. Ma dietro quel volto potrebbe esistere una struttura più profonda. L'uomo profano vede gli effetti. L'iniziato cerca le cause. L'uomo comune guarda il simbolo. L'iniziato tenta di comprenderne il significato. Svelare Iside significa quindi attraversare le apparenze. 3. L'Egitto come archetipo della sapienza iniziatica Per Blavatsky l'Egitto rappresenta uno dei grandi depositi della conoscenza antica. Templi. Gerarchie sacerdotali. Simboli astronomici. Riti funerari. Dottrine sull'anima. Il viaggio di Osiride. Il giudizio dei morti. La rigenerazione. La resurrezione simbolica. Tutti questi elementi diventano, nella lettura esoterica, manifestazioni di una concezione secondo cui la vita fisica non esaurisce l'esistenza umana. La morte non sarebbe necessariamente fine. Potrebbe essere passaggio. Il sepolcro potrebbe essere simultaneamente tomba e grembo. Qui compare uno dei più grandi archetipi dell'iniziazione: morire per rinascere. Osiride viene ucciso. Il suo corpo viene smembrato. Iside ricompone ciò che era stato disperso. Horus nasce dalla ricomposizione. Sul piano esoterico il mito diventa una straordinaria rappresentazione della ricostruzione dell'uomo. L'essere disgregato deve essere ricomposto. L'uomo profano deve essere simbolicamente distrutto affinché possa nascere l'uomo nuovo. 4. Hermes Trismegisto – Il ponte tra Egitto e Grecia Da questo Egitto simbolico emerge una figura destinata a diventare fondamentale per l'intera tradizione esoterica occidentale: Hermes Trismegisto. Hermes Trismegisto nasce dalla convergenza culturale e religiosa tra il dio egizio Thoth e il greco Hermes. Intorno a questa figura si sviluppò la letteratura ermetica dell'età ellenistica e tardoantica. Per gli esoteristi dei secoli successivi Hermes divenne il grande depositario della sapienza egizia. La concezione ermetica presenta un universo vivente. Il cosmo non è una macchina morta. È organismo. Ordine. Intelligenza. L'uomo è collegato al tutto. Da questa concezione nasce una delle idee più celebri della Tradizione occidentale: microcosmo e macrocosmo. L'uomo sarebbe un piccolo universo. Il cosmo un uomo immensamente più grande. Conoscere uno significa imparare qualcosa dell'altro. È esattamente il tipo di struttura che Blavatsky cerca di riconoscere nelle differenti tradizioni. 5. La Tradizione non trasmette soltanto parole Qui dobbiamo introdurre un concetto essenziale. Una Tradizione iniziatica non trasmette necessariamente informazioni nello stesso modo in cui una scuola moderna trasmette nozioni. Può trasmettere: simboli; rituali; miti; numeri; architetture; orientamenti astronomici; gesti; parole; silenzio. Questo spiega perché il linguaggio esoterico sia spesso intenzionalmente ambiguo. La verità, secondo la mentalità iniziatica, non può sempre essere comunicata direttamente. Deve essere scoperta. Un simbolo non dice: “questa è la risposta.” Dice: “guarda più profondamente.” Ed è precisamente ciò che Blavatsky cerca nelle antiche religioni. Non guarda soltanto ciò che dichiarano. Guarda ciò che potrebbero nascondere. 6. Pitagora – Il Numero come linguaggio dell'universo Dall'Egitto simbolico passiamo alla Grecia. Uno dei personaggi fondamentali della genealogia spirituale immaginata dalla tradizione esoterica è Pitagora. Storicamente sappiamo relativamente poco della sua vita e molte tradizioni su di lui sono posteriori. Ma il pitagorismo ebbe un'importanza straordinaria. Numero. Armonia. Proporzione. Musica. Cosmo. Per la mentalità pitagorica il numero non è soltanto strumento per contare. Esprime la struttura dell'essere. L'universo è intelligibile perché possiede ordine. Le proporzioni musicali diventano manifestazione dell'armonia cosmica. La matematica smette quindi di essere soltanto calcolo. Diventa metafisica. Per Blavatsky questo è estremamente importante. La Tradizione Primordiale non separerebbe: scienza, religione, filosofia, matematica. Questa separazione sarebbe moderna. Per l'antico sapiente, conoscere il cosmo significava contemporaneamente conoscerne la struttura fisica e il significato spirituale. 7. Il silenzio pitagorico Anche il metodo attribuito alla scuola pitagorica assume significato iniziatico. Prima di parlare bisogna imparare ad ascoltare. Prima di insegnare bisogna essere trasformati. Il silenzio rappresenta quindi una prima disciplina dell'Io. È interessante osservare come questa idea ricompaia continuamente nelle tradizioni iniziatiche: l'uomo che parla continuamente riempie lo spazio con se stesso. L'uomo che tace crea invece lo spazio necessario affinché qualcosa possa essere ascoltato. Il silenzio non è vuoto. È preparazione. 8. Platone – Dietro il mondo visibile Se Pitagora rappresenta il numero, Platone rappresenta forse il grande passaggio dalla sapienza iniziatica alla filosofia. Per Platone il mondo percepito attraverso i sensi non costituisce il livello ultimo della realtà. Il sensibile muta. Nasce. Muore. Si corrompe. Ma l'intelligibile possiede un ordine superiore. Nella celebre allegoria della caverna uomini incatenati osservano ombre proiettate su una parete e le scambiano per realtà. Soltanto chi riesce a liberarsi e a uscire dalla caverna scopre che ciò che considerava reale era soltanto rappresentazione. Potremmo quasi sostituire la caverna con il velo di Iside. Il principio sarebbe identico. L'apparenza non esaurisce l'essere. Il sapere autentico comporta conversione dello sguardo. Non basta accumulare informazioni. Bisogna voltarsi. 9. Conoscere significa ricordare Un altro elemento platonico possiede straordinaria importanza per l'esoterismo: anamnesi. Conoscere può essere interpretato come ricordare. La verità non sarebbe sempre qualcosa che entra nell'uomo dall'esterno. Potrebbe essere qualcosa che viene risvegliato. Questa concezione cambia completamente il significato dell'iniziazione. Il Maestro non inserisce la verità nel discepolo. La risveglia. Il simbolo non consegna conoscenza. La provoca. Il Tempio non crea l'iniziato. Gli permette di incontrare qualcosa che potenzialmente possedeva già. 10. Eleusi – Il Mistero che non poteva essere raccontato Tra le istituzioni religiose dell'antichità che più affascinarono gli studiosi dell'esoterismo vi furono certamente i Misteri Eleusini. Celebrati a Eleusi e legati principalmente a Demetra e Persefone, furono tra i culti misterici più importanti del mondo greco. Il mito racconta la discesa di Persefone nel mondo sotterraneo e il dolore di Demetra. Ma il significato iniziatico sembra andare oltre il semplice ciclo agricolo. Discesa. Morte. Tenebra. Ritorno. Rinascita. Sono ancora una volta gli stessi archetipi. Il candidato entra nel mistero e ne esce trasformato. Ciò che avveniva nella parte culminante dell'iniziazione rimase coperto da grande segretezza. E proprio questo silenzio ha alimentato per secoli interpretazioni filosofiche ed esoteriche. 11. Eleusi e la morte Una delle ragioni profonde del fascino esercitato dai Misteri Eleusini deriva dal loro rapporto con la morte. L'iniziato non riceveva semplicemente una dottrina. Viveva una esperienza rituale. La morte veniva simbolicamente anticipata. Questo principio è enorme. Se l'uomo affronta simbolicamente la propria morte prima della morte fisica, può modificare la maniera in cui vive. La vera iniziazione non servirebbe quindi a conoscere segreti straordinari. Servirebbe a trasformare il rapporto dell'uomo con l'esistenza. Da questa prospettiva il Mistero non risponde necessariamente alla domanda: “che cosa accadrà dopo la morte?” Potrebbe porre una domanda ancora più importante: “come devi vivere sapendo che morirai?” 12. India – La Tradizione si allarga verso Oriente Con Blavatsky il centro di gravità dell'esoterismo occidentale cambia. Prima di lei molte ricostruzioni della sapienza antica privilegiavano Egitto, Grecia, ermetismo e tradizione biblica. La Teosofia porta invece l'India al centro della grande storia spirituale dell'umanità. Vedānta. Upaniṣad. Brahman. Ātman. Karma. Cicli cosmici. Reincarnazione. Liberazione. Blavatsky riconosce nelle filosofie indiane una profondità cosmologica che ritiene indispensabile per ricostruire la Sapienza universale. Qui troviamo una delle intuizioni più potenti: l'Assoluto non coincide necessariamente con un Dio personale. Può essere il fondamento stesso dell'essere. In questa direzione si svilupperà con maggiore chiarezza La Dottrina Segreta, che pone al proprio fondamento un Principio eterno, illimitato e inconcepibile, precedente alle manifestazioni cosmiche. 13. Brahman e il Principio assoluto Nelle grandi filosofie indiane l'Assoluto non è facilmente descrivibile. Ogni definizione rischia di limitarlo. Blavatsky trova qui un parallelo fondamentale con ciò che considera il principio supremo della Tradizione. Prima degli dei esiste il Principio. Prima delle forme esiste ciò che rende possibili le forme. Prima del cosmo manifestato vi è la possibilità stessa della manifestazione. È importante comprendere la radicalità di questa concezione. La divinità ultima non è necessariamente un essere gigantesco che vive da qualche parte nell'universo. È ciò grazie a cui l'universo stesso può esistere. Questo pensiero avvicina la Teosofia più alla metafisica che alla religione popolare. 14. Ātman – L'universo dentro l'uomo La Tradizione indiana introduce un'altra idea fondamentale. Ciò che cerchiamo nel cosmo potrebbe essere presente anche nell'essere umano. L'Ātman, nelle diverse elaborazioni filosofiche indiane, riguarda il principio più profondo dell'individualità. Da qui nasce una domanda straordinaria: se la realtà ultima esiste ovunque, perché dovrebbe essere assente da noi stessi? La ricerca spirituale cambia direzione. Non soltanto verso l'alto. Ma verso l'interno. Il tempio esterno diventa immagine del tempio interiore. La montagna sacra diventa elevazione della coscienza. Il viaggio diventa trasformazione dell'Io. 15. La Cabala – L'Infinito che diventa universo Un'altra grande corrente che Blavatsky interpreta come frammento della Tradizione è la Cabala. Nella mistica ebraica troviamo l'idea dell'Ein Sof, l'Infinito divino oltre ogni determinazione. Da questo mistero supremo deriva la manifestazione. Le Sephiroth diventano livelli o modalità attraverso cui il divino viene pensato nel rapporto con il cosmo. Ancora una volta incontriamo una struttura familiare: Uno. Molteplicità. Emanazione. Manifestazione. Ritorno. Il principio compare in forme differenti nel neoplatonismo, nell'ermetismo e in diversi sistemi metafisici. Per Blavatsky questa somiglianza rappresenta una traccia. 16. L'Albero della Vita come mappa L'Albero della Vita cabalistico può essere letto come una rappresentazione della manifestazione. Dall'unità alla molteplicità. Dall'invisibile al visibile. Dalla causa all'effetto. Ma esiste anche il movimento inverso. Dalla molteplicità all'unità. Ed è questo, esotericamente, il cammino iniziatico. La creazione procede dall'Uno verso i molti. L'iniziazione procede dai molti verso l'Uno. Possiamo quindi formulare una legge simbolica fondamentale: la cosmologia descrive come l'universo discende; l'iniziazione descrive come l'uomo risale. 17. Ermetismo, Cabala e India: tre linguaggi per una stessa domanda A questo punto possiamo mettere a confronto tre grandi sistemi. L'ermetismo domanda: come corrispondono uomo e cosmo? La Cabala domanda: come passa l'Infinito nella manifestazione? L'India domanda: qual è il rapporto tra coscienza individuale e realtà assoluta? Le risposte non sono identiche. Non sarebbe storicamente corretto affermarlo. Ma la struttura delle domande presenta sorprendenti convergenze. Ed è proprio qui che opera il metodo di Blavatsky. Ella non cerca necessariamente identità letterali. Cerca corrispondenze. 18. Una geometria invisibile delle religioni Immaginiamo le religioni come punti disposti su una grande superficie. Egitto. India. Grecia. Persia. Israele. Cristianesimo. Buddhismo. Gnosticismo. Ermetismo. Cabala. Osservati separatamente sembrano sistemi indipendenti. Ma se tracciamo linee fra alcuni concetti ricorrenti iniziano a comparire figure. Luce. Tenebra. Caduta. Rinascita. Diluvio. Montagna. Albero. Serpente. Vergine. Figlio divino. Morte. Resurrezione. Viaggio ultraterreno. Giudizio. Iniziazione. Il risultato assomiglia a una geometria invisibile. Blavatsky interpreta questa geometria come testimonianza della Sapienza antica. Lo storico moderno può proporre spiegazioni differenti: trasmissioni culturali; contatti commerciali; migrazioni; strutture psicologiche comuni; esperienze universali della natura; evoluzione indipendente di simboli simili. Ma il fenomeno resta affascinante. 19. Il problema della trasmissione Dobbiamo però distinguere due ipotesi. Prima ipotesi: trasmissione storica Una dottrina originaria sarebbe stata realmente trasmessa da maestri a discepoli attraverso millenni. Questa è molto vicina alla prospettiva teosofica. Seconda ipotesi: convergenza spirituale Culture differenti avrebbero raggiunto intuizioni analoghe perché l'essere umano, osservando se stesso e il cosmo, incontra inevitabilmente gli stessi grandi problemi. Questa seconda possibilità non richiede una confraternita segreta universale. Ma conduce comunque a un risultato sorprendente: potrebbe esistere una struttura universale dell'esperienza religiosa. Forse la Tradizione Primordiale può essere interpretata non soltanto come trasmissione storica. Potrebbe essere anche una grammatica profonda del sacro. 20. Da Iside Svelata alla Dottrina Segreta Arriviamo così al passaggio decisivo. Iside Svelata è ancora una grande opera comparativa e polemica. Blavatsky confronta religioni. Critica la scienza materialista. Critica la teologia dogmatica. Raccoglie testimonianze. Costruisce parallelismi. Ma ne La Dottrina Segreta del 1888 compie un salto enorme. Non cerca più soltanto di dimostrare che dietro le religioni esiste una Sapienza comune. Tenta di ricostruirne la cosmologia. L'opera viene presentata come sintesi di scienza, religione e filosofia e sviluppa esplicitamente l'idea di una dottrina esoterica universale. 21. I tre principi fondamentali Nella prefazione e nelle pagine iniziali de La Dottrina Segreta vengono presentate tre grandi proposizioni. La prima riguarda un Principio assoluto, eterno, illimitato e immutabile, oltre la capacità ordinaria del pensiero umano. La seconda introduce la ciclicità universale. Universi. Mondi. Civiltà. Esistenza. Tutto procede attraverso grandi periodi di manifestazione e ritorno. La terza collega le anime individuali a una Anima universale, descrivendo l'evoluzione come un lungo processo cosmico e spirituale. Qui la Tradizione Primordiale diventa qualcosa di più di una storia delle religioni. Diventa una teoria dell'universo. 22. Cicli – Il tempo non come linea ma come respiro Questa è una delle differenze più profonde fra la modernità occidentale e molte cosmologie antiche. Noi siamo abituati a pensare il tempo come linea: inizio → sviluppo → fine. Molte tradizioni invece lo immaginano come ciclo. Giorno e notte. Estate e inverno. Nascita e morte. Creazione e dissoluzione. Blavatsky recupera questa concezione. Il cosmo stesso respirerebbe simbolicamente. Manifestazione. Riposo. Manifestazione. Riposo. L'universo non sarebbe quindi una singola storia. Sarebbe ritmo. 23. La Sapienza Primordiale come memoria dell'umanità Possiamo ora formulare una interpretazione più ampia. Forse ciò che Blavatsky chiamava Sapienza-Religione può essere immaginato come una gigantesca memoria spirituale dell'umanità. Ogni popolo ne conserva un frammento. L'Egitto conserva il mistero della morte e della rigenerazione. La Grecia conserva l'ordine del Logos, della filosofia e dell'iniziazione. Pitagora conserva il Numero. Platone conserva il mondo intelligibile. Eleusi conserva morte e rinascita. L'India conserva ciclicità cosmica e identità spirituale. La Cabala conserva il passaggio dall'Infinito alla manifestazione. L'ermetismo conserva la corrispondenza fra microcosmo e macrocosmo. Nessuno possiede necessariamente l'intero mosaico. Ma ogni tessera suggerisce l'esistenza di una figura più grande. 24. La vera perdita della Tradizione La perdita della Tradizione non consiste necessariamente nella distruzione di documenti. Può avvenire qualcosa di più sottile. Un simbolo sopravvive. Ma nessuno ne comprende più il significato. Un rito continua. Ma diventa gesto automatico. Una festa viene celebrata. Ma la sua origine viene dimenticata. Un mito viene raccontato. Ma viene considerato soltanto favola. Il Tempio rimane. La chiave è perduta. Questa, a mio avviso, potrebbe essere una delle intuizioni più profonde dell'esoterismo. La Tradizione può sopravvivere anche quando nessuno sa più di possederla. 25. Considerazioni personali – La Tradizione come fiume sotterraneo Personalmente considero la Tradizione Primordiale una delle idee più potenti della filosofia esoterica. Non perché sia necessario credere alla lettera che un'unica confraternita abbia custodito immutata una dottrina dalla preistoria fino ai nostri giorni. Questa affermazione necessita di prove che la storia non possiede. Ma esiste un'altra possibilità. Immaginiamo un fiume sotterraneo. In alcuni luoghi scompare. In altri riemerge. Talvolta lo chiamiamo Osiride. Talvolta Dioniso. Talvolta Logos. Talvolta Brahman. Talvolta Ein Sof. I nomi cambiano. L'acqua potrebbe essere la stessa domanda. 26. La Tradizione Primordiale potrebbe essere l'uomo stesso Vorrei spingere questa riflessione ancora oltre. E se la Tradizione Primordiale non fosse qualcosa che l'uomo ha ricevuto? E se fosse qualcosa che l'uomo porta dentro di sé? Allora comprendiamo perché gli stessi simboli ritornano. Il Sole sorge per tutti. La notte spaventa tutti. La morte riguarda tutti. Il cielo sovrasta tutti. Il serpente cambia pelle davanti a popoli differenti. La Luna cresce e scompare ovunque. La madre genera ovunque. Il seme viene sepolto e rinasce ovunque. Le immagini fondamentali della religione nascono dalla stessa esperienza cosmica. La Tradizione potrebbe quindi essere simultaneamente: cosmica, naturale, psicologica, spirituale. Non sarebbe soltanto una dottrina trasmessa. Sarebbe una struttura della coscienza. 27. L'iniziato non apprende: riconosce Se questa ipotesi fosse corretta, comprenderemmo uno dei grandi paradossi dell'iniziazione. L'iniziato non incontra necessariamente qualcosa di completamente nuovo. Riconosce qualcosa che aveva sempre avuto davanti agli occhi. Il Sole era già lì. La morte era già lì. Le stelle erano già lì. Il silenzio era già lì. Il proprio Io era già lì. Ma dopo l'iniziazione quelle stesse cose assumono un significato differente. La realtà non è cambiata. È cambiato colui che la osserva. Forse questo è il vero significato dello svelamento di Iside. 28. La Catena della Sapienza Possiamo allora immaginare una grande catena ideale: Egitto → Hermes → Pitagora → Platone → Misteri → Neoplatonismo → Ermetismo → Cabala → tradizioni iniziatiche occidentali e parallelamente: India vedica → Upaniṣad → filosofie hindu → buddhismo → tradizioni sapienziali orientali. Blavatsky tenta di unire queste due grandi correnti. Oriente e Occidente diventano rami dello stesso albero. Iside Svelata cerca le radici. La Dottrina Segreta tenta di descrivere l'intero albero. 29. Ma esiste davvero una religione originaria? La risposta storicamente corretta è: non possiamo dimostrarlo. Non possediamo un documento primordiale dal quale derivino tutte le religioni. Non possiamo costruire una linea ininterrotta di trasmissione fra ogni civiltà. Ma possiamo dimostrare qualcosa di altrettanto interessante: gli uomini hanno continuamente prodotto sistemi simbolici per rispondere alle medesime domande fondamentali. Perché esiste qualcosa invece del nulla? Che cos'è la coscienza? Perché dobbiamo morire? Esiste qualcosa dopo la morte? Il cosmo possiede un ordine? Esiste un principio superiore? Può l'uomo trasformarsi? Queste domande sono antichissime. E forse costituiscono la vera Tradizione Primordiale. 30. Considerazione finale – Prima del Tempio esisteva il cielo Prima del sacerdote esisteva il cielo. Prima del libro sacro esistevano le stelle. Prima della teologia esisteva la morte. Prima della filosofia esisteva lo stupore. Un uomo preistorico che osservava la Via Lattea probabilmente non possedeva le nostre conoscenze astronomiche. Ma possedeva qualcosa che noi rischiamo di perdere: la vertigine del Mistero. Forse la religione nasce esattamente lì. Nel momento in cui l'essere umano comprende di esistere e contemporaneamente comprende di non sapere perché. Da quel momento comincia la ricerca. Nascono i miti. Nascono i sacerdoti. Nascono i templi. Nascono le filosofie. Nascono le iniziazioni. Nascono le religioni. Ma la domanda viene prima di tutto. Conclusione – Il filo invisibile La grande eredità di Helena Petrovna Blavatsky non consiste necessariamente nell'avere dimostrato l'esistenza storica di una Tradizione Primordiale. Consiste nell'avere costretto l'Occidente moderno a guardare le religioni come parti di una storia spirituale molto più vasta. Egitto. Ermete. Pitagora. Platone. Eleusi. India. Cabala. Non più mondi completamente separati. Ma possibili frammenti di un'enorme ricerca umana. Iside Svelata apre la porta. La Dottrina Segreta tenta di attraversarla. La prima domanda: esiste una sapienza dietro le religioni? La seconda tenta di rispondere: come è fatto l'universo descritto da quella sapienza? Personalmente ritengo che forse la questione più importante non sia stabilire se esistette realmente una singola scuola segreta all'origine di tutte le civiltà. La domanda più profonda è un'altra. Perché, dopo migliaia di anni, continuiamo ancora a cercare le stesse risposte? Forse perché il Mistero non appartiene al passato. Appartiene all'uomo. E allora la Tradizione Primordiale non sarebbe morta. Non potrebbe morire. Perché ogni volta che un essere umano guarda il cielo e domanda: “chi sono?” la Tradizione ricomincia. E ogni volta che un uomo comprende che dietro il simbolo potrebbe nascondersi un significato più profondo, una piccola parte del velo di Iside viene nuovamente sollevata.