STORIA E SAGGIO
Mussolini, Marconi e il presunto velivolo caduto in Lombardia nel 1933
Il Gabinetto RS/33

La vicenda del Gabinetto RS/33 occupa un posto singolare nella storia dell’ufologia italiana. Secondo la ricostruzione resa pubblica dall’ufologo Roberto Pinotti alla fine degli anni Novanta, nel 1933 il governo fascista avrebbe recuperato in Lombardia un “velivolo non convenzionale” e avrebbe istituito una commissione segreta, diretta da Guglielmo Marconi, incaricata di studiarlo e mantenere il silenzio sull’accaduto. È una storia affascinante, ma il fascino non deve sostituire il metodo. Per affrontarla seriamente occorre distinguere tre livelli: ciò che è storicamente accertato; ciò che viene affermato nelle carte divulgate dagli ufologi; ciò che, allo stato attuale delle fonti pubblicamente verificabili, non è stato dimostrato.
Il segreto sepolto nel Novecento Esistono storie che non entrano negli archivi dalla porta principale. Rimangono per decenni nell’ombra, affidate a fogli ingialliti, lettere senza firma, confidenze pronunciate a bassa voce e nomi che sembrano appartenere più a un romanzo che alla storia. Poi, improvvisamente, riemergono. E quando tornano alla luce, portano con sé una domanda capace di incrinare le nostre certezze. Il Gabinetto RS/33 appartiene a questa zona di confine. Secondo la ricostruzione resa pubblica dall’ufologo Roberto Pinotti, nel 1933 il governo di Benito Mussolini sarebbe entrato in possesso di un velivolo sconosciuto, precipitato o atterrato in Lombardia. Per studiarlo e impedire la diffusione della notizia sarebbe stato costituito un organismo riservatissimo, guidato da uno degli uomini più celebri della scienza italiana: Guglielmo Marconi. Se questa storia fosse vera, l’Italia avrebbe affrontato il mistero degli oggetti volanti non identificati quattordici anni prima del caso Roswell. Ma ciò che rende il dossier RS/33 così affascinante non è soltanto questa precedenza. È il modo in cui scienza, potere, propaganda e segretezza sembrano intrecciarsi attorno a un evento che, ancora oggi, sfugge a una spiegazione definitiva. L’Italia con gli occhi rivolti al cielo Nel 1933 l’Italia fascista viveva una stagione di intensa celebrazione della tecnica. Gli aeroplani non erano soltanto mezzi di trasporto o strumenti militari: rappresentavano la velocità, il progresso e la conquista di una dimensione che fino a pochi decenni prima apparteneva al sogno. Le imprese degli aviatori italiani venivano narrate come epopee moderne. Italo Balbo guidava le grandi crociere aeree; gli idrovolanti della Savoia-Marchetti attraversavano mari e continenti; l’industria aeronautica sperimentava nuove forme, nuovi motori e nuovi materiali. Il cielo era diventato una frontiera politica e militare. Era anche un’epoca dominata dal timore dello spionaggio. Ogni aeromobile non riconosciuto poteva essere interpretato come un prototipo francese, inglese o tedesco. Ogni luce lontana poteva nascondere una ricognizione. Ogni sconfinamento era potenzialmente una minaccia. In un simile contesto, l’apparizione di qualcosa di completamente sconosciuto non avrebbe suscitato soltanto curiosità. Avrebbe provocato allarme, ordini immediati e silenzio. L’incidente di Magenta Secondo la versione più diffusa, il mistero ebbe inizio il 13 giugno 1933, nei cieli della Lombardia. Un oggetto volante non identificato sarebbe stato osservato nell’area compresa tra Magenta e le località vicine. Qualcosa sarebbe poi precipitato, oppure avrebbe compiuto un atterraggio incontrollato. Le descrizioni tramandate parlano di una struttura metallica inconsueta, diversa dagli aeroplani conosciuti e difficile da ricondurre alle tecnologie dell’epoca. Per gli uomini del regime, l’ipotesi extraterrestre non sarebbe stata necessariamente la prima. Mussolini avrebbe temuto soprattutto che l’oggetto appartenesse a una potenza straniera e che qualcuno avesse sviluppato, in segreto, un velivolo capace di superare l’aeronautica italiana. La zona sarebbe stata isolata. I resti sarebbero stati recuperati e caricati su mezzi militari. Da quel momento, dell’oggetto si sarebbero perse le tracce pubbliche. Rimane soltanto l’eco di un ordine: tacere. L’ordine del silenzio Tra le carte divulgate alla fine degli anni Novanta compaiono telegrammi, appunti manoscritti e comunicazioni che avrebbero imposto la massima riservatezza su aeromobili sconosciuti. Alcuni testi fanno riferimento alla necessità di fornire spiegazioni convenzionali, evitare indiscrezioni e punire chi avesse diffuso versioni differenti da quella autorizzata. La macchina della censura fascista possedeva tutti gli strumenti per far scomparire una notizia. L’Agenzia Stefani controllava la diffusione delle informazioni; le prefetture sorvegliavano il territorio; la polizia politica poteva intervenire su testimoni e giornalisti. Un evento circoscritto, avvenuto lontano dagli occhi del grande pubblico, avrebbe potuto essere rapidamente avvolto dal silenzio. Forse è proprio questo l’elemento più inquietante dell’intera vicenda: non sappiamo se il silenzio nascondesse realmente qualcosa di straordinario, ma sappiamo che il regime aveva la capacità di costruirlo. La nascita del Gabinetto RS/33 La sigla RS viene interpretata come “Ricerche Speciali”, mentre il numero 33 indicherebbe l’anno di fondazione. Il nome sembra quello di una struttura amministrativa, ma possiede la forza evocativa di un codice. Dietro quelle lettere si sarebbe nascosto un gruppo ristretto di scienziati, militari, tecnici e funzionari incaricati di raccogliere le segnalazioni di velivoli non convenzionali e analizzare qualsiasi materiale recuperato. Il Gabinetto avrebbe operato al di fuori delle normali strutture pubbliche, riferendo direttamente ai vertici del regime. Il suo compito non sarebbe stato soltanto comprendere la natura dell’oggetto, ma valutare se la sua tecnologia potesse essere riprodotta e utilizzata. Nelle ricostruzioni vengono associati al gruppo nomi appartenenti alla scienza, all’astronomia e all’ingegneria aeronautica italiana. Sopra tutti emerge quello di Guglielmo Marconi. Marconi, lo scienziato tra due mondi Guglielmo Marconi era l’uomo che aveva reso possibile comunicare attraverso l’invisibile. Le onde radio attraversavano lo spazio senza essere viste, superavano distanze immense e trasformavano il vuoto in un ponte. Agli occhi dei suoi contemporanei, le sue invenzioni possedevano quasi qualcosa di magico. Ma Marconi non era un visionario isolato: era una delle più importanti autorità scientifiche italiane. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche documenta che fu presidente del CNR dal 1927 al 1937. Aveva ricevuto il Premio Nobel per la fisica nel 1909, era senatore del Regno e presidente dell’Accademia d’Italia. Negli anni Trenta studiava le onde ultracorte e le possibilità della radiolocalizzazione, anticipando tecnologie destinate a cambiare la guerra e le comunicazioni. Se Mussolini si fosse davvero trovato davanti a un velivolo incomprensibile, Marconi sarebbe stato uno degli uomini più naturali da convocare. Secondo il racconto, lo scienziato avrebbe inizialmente valutato l’ipotesi di un prototipo straniero. Ma le caratteristiche dell’oggetto lo avrebbero condotto a considerare una possibilità più inquietante: che quella macchina non appartenesse ad alcuna nazione terrestre. Non sappiamo quali pensieri attraversarono realmente la mente di Marconi. Le carte pubbliche raccontano le sue ricerche, le sue invenzioni e i suoi incarichi. Il dossier RS/33 ci consegna invece un’altra immagine: quella di uno scienziato chiamato a osservare qualcosa che la scienza del suo tempo non sapeva ancora nominare. L’hangar di Vergiate Dopo il recupero, il presunto velivolo sarebbe stato trasferito negli stabilimenti della Savoia-Marchetti a Vergiate, nell’area di Varese. La scelta avrebbe avuto una logica precisa. Quella zona ospitava una delle realtà aeronautiche più importanti d’Italia, dotata di hangar, tecnici specializzati, officine e strutture protette. Un oggetto di grandi dimensioni avrebbe potuto essere nascosto tra prototipi, fusoliere e macchinari senza attirare eccessiva attenzione. Immaginiamo per un istante quella scena. Un enorme hangar chiuso durante la notte. Guardie all’ingresso. Un telo militare che copre una forma priva di ali. Tecnici convocati senza sapere che cosa avrebbero trovato. Marconi e pochi funzionari davanti a una struttura metallica silenziosa, forse danneggiata, forse ancora capace di custodire il segreto del proprio funzionamento. È soltanto una ricostruzione. Eppure è questa immagine, sospesa tra storia e possibilità, ad avere trasformato il caso RS/33 in uno dei grandi misteri italiani del Novecento. I velivoli non convenzionali Nelle carte attribuite al Gabinetto compare l’espressione “Velivoli Non Convenzionali”, abbreviata in VNC. Il termine UFO sarebbe nato soltanto nel dopoguerra; gli uomini degli anni Trenta avrebbero quindi utilizzato il linguaggio dell’aeronautica e dell’intelligence. Il presunto incidente lombardo non sarebbe rimasto isolato. Altri rapporti descriverebbero oggetti avvistati nei cieli italiani tra il 1933 e il 1940. Particolarmente suggestivo è il racconto di un fenomeno osservato nel 1936 tra Mestre e Venezia: una struttura simile a un sigaro volante, accompagnata da oggetti metallici più piccoli, sarebbe stata inseguita senza successo da aerei militari. Le autorità avrebbero continuato a raccogliere informazioni, tentando di comprendere se quei fenomeni appartenessero a una nuova tecnologia terrestre o a qualcosa di completamente diverso. Nel frattempo, l’Europa si avvicinava alla guerra. L’ombra della Germania Con il progressivo avvicinamento tra l’Italia fascista e la Germania nazista, una parte delle conoscenze raccolte dal Gabinetto RS/33 sarebbe stata condivisa con gli scienziati tedeschi. Da questo punto la vicenda entra in un territorio ancora più oscuro. Le leggende sulle armi segrete del Terzo Reich, sui velivoli discoidali e sui progetti sperimentali si intrecciano con il presunto materiale recuperato in Italia. Alcune ricostruzioni ipotizzano che i tedeschi abbiano tentato di riprodurne la forma o il sistema di propulsione. Altre immaginano uno scambio di informazioni tra apparati italiani e tedeschi. Non sappiamo dove termini il documento e dove cominci la leggenda. Ma è significativo che il mito dei dischi volanti nazisti e quello del Gabinetto RS/33 finiscano per incontrarsi nello stesso luogo simbolico: il sogno di impadronirsi di una tecnologia capace di dominare il cielo. Il segreto alla fine della guerra Nel 1943 il regime fascista crollò. L’Italia divenne un campo di battaglia e molte strutture militari e industriali del Nord finirono al centro dell’avanzata alleata. Che cosa accadde allora al presunto velivolo? Secondo una delle versioni più diffuse, il materiale custodito a Vergiate sarebbe stato individuato dagli americani negli ultimi mesi della guerra e trasferito negli Stati Uniti. Altri fascicoli sarebbero stati inviati in Germania o dispersi durante il crollo della Repubblica Sociale Italiana. Se l’oggetto esistette davvero, da quel momento il suo destino divenne invisibile. Nessuna fotografia pubblica del recupero. Nessun relitto esposto. Nessuna ammissione ufficiale. Soltanto carte riemerse molti decenni dopo e una trama di coincidenze, silenzi e testimonianze indirette. Il ritorno dei files fascisti Il caso tornò alla luce nel 1996, quando Roberto Pinotti cominciò a ricevere alcuni materiali da un mittente anonimo. Le spedizioni contenevano fogli, telegrammi, appunti e riproduzioni che sembravano provenire dall’epoca fascista. Il mittente non rivelò la propria identità. Questa figura sconosciuta, indicata talvolta come “Mister X”, dichiarava di essere collegata a uno degli uomini coinvolti nel Gabinetto. Affidava le carte agli studiosi, ma restava nell’ombra, come se il segreto non avesse mai smesso di essere pericoloso. I documenti furono esaminati, discussi e infine presentati al pubblico durante convegni e pubblicazioni. Da allora il Gabinetto RS/33 è diventato un caso internazionale, capace di attirare ufologi, giornalisti, archivisti e appassionati di storia segreta. Il punto più affascinante rimane la natura stessa di quelle carte. Potrebbero custodire la traccia di una vicenda autentica, forse deformata dal tempo. Potrebbero raccontare un programma riservato nato per studiare prototipi stranieri. Oppure potrebbero essere frammenti di una storia molto più grande, di cui abbiamo ricevuto soltanto poche pagine. Che cosa vide realmente il regime? Forse l’oggetto caduto in Lombardia era un prototipo sperimentale. Forse era un aeromobile straniero spinto da una tecnologia sconosciuta agli italiani. Forse le carte unirono episodi differenti, avvistamenti, paure militari e indiscrezioni, creando nel tempo un’unica grande narrazione. Oppure, nella calda estate del 1933, qualcosa che non apparteneva al mondo conosciuto discese realmente nei cieli d’Italia. Quest’ultima ipotesi è la più straordinaria, ma anche quella che continua ad alimentare il mistero. L’universo contiene miliardi di galassie e un numero incalcolabile di stelle e pianeti. Pensare che la vita intelligente possa essersi sviluppata altrove non è più soltanto materia di fantasia. Rimane però enorme la distanza tra ammettere questa possibilità e dimostrare che una civiltà non terrestre abbia raggiunto la Lombardia nel 1933. Il Gabinetto RS/33 vive precisamente in questa distanza. Considerazione conclusiva Il mistero non è una verità già pronta. È una porta. Aprirla significa accettare di procedere senza sapere che cosa troveremo dall’altra parte. Il caso RS/33 ci invita a osservare le zone d’ombra della storia, là dove i documenti sono incompleti, le testimonianze arrivano tardi e il potere ha avuto tutto l’interesse a cancellare le proprie tracce. Forse un giorno emergerà un archivio dimenticato. Forse verrà ritrovata una fotografia, una relazione tecnica o una testimonianza capace di collegare definitivamente il nome di Marconi al misterioso velivolo lombardo. Forse, al contrario, scopriremo che il Gabinetto RS/33 fu la forma assunta da paure, segreti militari e immaginazione collettiva. Fino ad allora rimarrà una domanda sospesa nel cielo italiano. Una sigla su un vecchio foglio. Un hangar chiuso nella notte. Un oggetto coperto da un telo. E uomini potenti che, forse, videro qualcosa che non avrebbero mai potuto raccontare. Sophia Arcana Lab non pretende di chiudere il mistero. Vuole conservarne la domanda, affinché il dubbio non venga cancellato né dalla credulità né dall’indifferenza. Fonti essenziali Consiglio Nazionale delle Ricerche, Guglielmo Marconi, presidente del CNR dal 1927 al 1937. Roberto Pinotti, The UFO Files of Mussolini: Fascist UFO Files. Centro Ufologico Nazionale, raccolta delle copie dei cosiddetti “files fascisti”. Roberto Pinotti e Alfredo Lissoni, Mussolini e gli UFO. Gli X-Files del nazifascismo, Idea Libri, 2001. La Stampa, Il mistero dell’Ufo che spaventò Mussolini e sparì in America.
FONTI E TESTI CONSULTATI
- Consiglio Nazionale delle Ricerche, Guglielmo Marconi, presidente del CNR dal 1927 al 1937.
- Roberto Pinotti, The UFO Files of Mussolini: Fascist UFO Files, testo favorevole alla realtà del caso e utile come fonte primaria della ricostruzione ufologica.
- Centro Ufologico Nazionale, raccolta delle copie dei cosiddetti “files fascisti”.
- Giuseppe Stilo, CISU, Fascist UFO Files? No, thank you!, analisi critica della costruzione storica e ufologica del caso.
- Massimiliano Grandi, CISU, Fascist UFO Files: a Professional Archivist’s Opinion, esame archivistico della provenienza e del valore probatorio delle carte.
- La Stampa, Il mistero dell’Ufo che spaventò Mussolini e sparì in America, esempio della diffusione giornalistica della vicenda.